Nell'Ue 180mila donne a rischio mutilazioni genitali

Nel mondo sono 68 milioni le ragazze che potrebbero subire pratiche come l'infibulazione prima del 2030. Il Parlamento europeo chiede alla Commissione un'azione più incisiva

Foto archivio Ansa EPA/H. JEON

L'infibulazione è una pratica tremenda a cui purtroppo sono sottoposte ancora troppe donne. Si pensa spesso che sia un problema che riguardi solo Paesi dell'Africa o del Medio Oriente, ma purtroppo ci riguarda invece molto da vicino.

600mila casi nell'Ue

Anche se illegali nell’Ue, e anche se alcuni Stati membri le perseguono anche quando vengono eseguite fuori dal Paese, si stima che circa 600mila donne che vivono in Europa siano state vittime di mutilazioni genitali, e che altre 180mila siano a rischio in 13 Paesi europei. Sebbene sia internazionalmente riconosciuta come violazione dei diritti umani, si calcola che siano circa 68 milioni le ragazze in tutto il mondo che rischiano di subire questa pratica prima del 2030.

Le mutilazioni genitali

La mutilazione genitale femminile viene praticata principalmente in circa 30 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, ma anche in alcuni dell’Asia e dell’America Latina e tra comunità provenienti da queste regioni. L'infibulazione, che consiste nella rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili, è praticata principalmente su ragazze tra l’infanzia e i 15 anni. Le motivazioni sono collegate a una serie di ragioni culturali e sociali, insieme all’idea che sia una pratica sostenuta dalla religione e collegata a ideali di bellezza e purezza, ma in realtà questa pratica precede la diffusione del Cristianesimo e dell’Islam e riflette profonde disuguaglianze tra i sessi.

La risoluzione

Per combattere questa pratica il Parlamento ha approvato una nuova risoluzione per chiedere alla Commissione europea di includere nella nuova Strategia per la parità di genere dell’Ue, che verrà presentata a marzo 2020, anche delle azioni per porre fine all'infibulazione e di fornire assistenza alle vittime.

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Violazione dei diritti umani

"Le mutilazioni genitali femminili rappresentano una grave e sistematica violazione dei diritti umani e una forma gravissima di violenza nei confronti delle donne”, affermano in una nota in una nota gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi e Marco Zullo, che sottolineano come “anche in Italia, si sono registrati casi di ambulatori clandestini dove si praticano queste barbarie” e chiedono che venga “intensificata, anche a livello degli Stati Membri, ogni azione di prevenzione e di repressione penale". Per Alessandra Moretti del Partito Democratico “servono finanziamenti europei destinati a campagne di sensibilizzazione e alla formazione degli operatori per agire sulla prevenzione”. Il contrasto alla violenza di genere in ogni sua forma, ha aggiunto “deve essere una priorità della Commissione europea”.

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