Museo sospende mostra su Gengis Khan dopo le pressioni cinesi: "Vogliono riscrivere la storia"

Pechino avrebbe chiesto addirittura di rimuovere parole come "mongoli" e "impero". Gli studiosi: "Cercano di imporre la loro narrativa"

Una statua di Gengis Khan in Mongolia - foto archivio Ansa EPA/MICHAEL KOHN

Un museo francese ha deciso di sospendere, come forma di protesta, una mostra su Gengis Khan e l'impero mongolo dopo le forti pressioni del governo cinese, che afferma che la ricostruzione storica fatta è sbagliata.

Addirittura le autorità di Pechino, secondo quanto denunciato dal museo stesso, quello di Nantes, hanno chiesto che alcune parole tra cui "Gengis Khan", "Impero" e "Mongol", fossero rimosse e hanno in seguito chiesto il controllo sui testi, sulle mappe, sugli opuscoli e su tutta la comunicazione della mostra, che era stata progettata in collaborazione con il Museo della Mongolia Interna a Hohhot, in Cina. Il museo l'ha etichettato le pressioni ricevute come "censura" e ha detto che queste pressioni mostrano un "irrigidimento della posizione del governo cinese contro la minoranza mongola".

Come sottolinea France 24 la disputa si inserisce all'interno della linea più dura che ne gigante asiatico è in atto contro l'etnia mongola, che rappresenta circa 6,5 milioni degli 1,4 miliardi di abitanti della Cina e vive per lo più nella provincia settentrionale della Mongolia interna. La provincia ha visto settimane di proteste e boicottaggi scolastici per una riforma che richiede alle scuole di insegnare politica, storia e letteratura in mandarino piuttosto che nella lingua locale. "Il regime cinese vieta le narrazioni storiche che non corrispondono alle sue narrazioni ufficiali. E cerca di fare lo stesso all'estero", ha twittato Valerie Niquet, specialista in Asia presso la Fondazione francese per la ricerca strategica.

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Anche Antoine Bondaz, ricercatore presso la fondazione, ha appoggiato la decisione del museo su Twitter, definendo "folli" le richieste cinesi riportate dal museo. "Il museo di Nantes e il museo Hohhot hanno avuto buoni rapporti di lavoro fino a quando Pechino non ha cambiato le sue politiche e ha cercato di imporre la sua narrativa all'estero", ha aggiunto.

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