"Le multe per il lockdown sono incostituzionali", e la Romania rischia di perdere 120 milioni

La Corte costituzionale annulla le ammende comminate in queste settimane. Furioso il premier Orban: "Setenza è un incitamento all'anarchia e a un comportamento improprio nei confronti dei propri simili e della società"

Controlli di polizia in Romania - foto Ansa EPA/ROBERT GHEMENT

Le multe comminate a chi non ha rispettato le misure di lockdown hanno fruttato ben 120 milioni di euro. Un tesoretto che il premier ha annunciato di voler investire nella sanità. Solo che adesso il governo rischia di ritrovarsi sommerso dai ricorsi amministrativi e con le casse vuote. Succede in Romania, dove la Corte costituzionale ha  stabilito che le ammende inflitte in seguito alle misure di emergenza contro la pandemia di coronavirus sono da ritenersi illegali. 

Il motivo, secondo i giudici, è che il decreto di lockdown varato dal premier Ludovic Orban (da non confondere con il più noto collega ungherese) era impreciso e non c'erano criteri chiari sul livello delle ammende, secondo quanto riferito dai media locali.

La sentenza non è andata giù al premier, che si è detto scioccato: "Con questa decisione, viene impedito al governo e alle autorità di difendere la salute e la vita dei rumeni. E' una sentenza politica, a favore di una minoranza che non rispetta la legge e contro quel 98% di rumeni responsabili, che hanno contribuito a limitare la diffusione del Covid-19", ha attaccato Orban. "Troveremo sicuramente soluzioni costituzionali e legislative - ha aggiunto - Questa decisione della Corte è un invito per i cittadini a disobbedire alle leggi, è un incitamento all'anarchia e a un comportamento improprio nei confronti dei propri simili e della società ”.

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La magistratuta, pero', fa quadrato intorno ai giudici costituzionali: "Orban è arrabbiato e ha reagito calorosamente. Non capisco davvero cosa potrebbe esserci di politico in tutta questa situazione: si tratta solo di rispettare diritti e libertà", ha detto la garante dei diritti dei cittadini Renate Weber. .

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