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Domenica, 29 Gennaio 2023
Antisemitismo

Mosca insiste: "Israele supporta i neonazisti in Ucraina"

Dopo le parole del ministro degli Esteri Lavrov che hanno fatto infuriare Tel Aviv, Mosca rilancia: "Essere ebrei come Zelensky non è garanzia"

Continua lo scontro diplomatico tra Russia e Israele dopo le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che in una intervista a Rete 4, ha sostenuto la teoria (smentita dagli storici) delle origini ebraiche di Hitler. In seguto all'intervista, Israele aveva convocato l’ambasciatore russo. Ma la polemica non sembra destinata a placarsi. Anzi, il governo di Mosca ha rincarato la dose. "Abbiamo prestato attenzione alle dichiarazioni antistoriche del capo del ministero degli Esteri israeliano Yair Lapid, che spiegano ampiamente il corso dell'attuale governo israeliano a sostegno del regime neonazista a Kiev", ha twittato il dicastero degli Esteri di Mosca, riferendosi alle dichiarazioni di Lapid secondo cui "incolpare gli ebrei di antisemitismo è palese razzismo".

"La storia, purtroppo, conosce tragici esempi di cooperazione tra ebrei e nazisti. In Polonia e in altri Paesi dell'Europa orientale, i tedeschi nominarono industriali ebrei a capo di ghetti e consigli ebraici ("Judenrats"), alcuni dei quali sono ricordati per atti assolutamente mostruosi", si legge in un lungo articolo del dicastero linkato nel tweet. "L'origine ebraica del presidente Zelensky non è garanzia di protezione dal neonazismo dilagante nel Paese", prosegue. "L'Ucraina, tra l'altro, non è l'unica in questo stato, anche il presidente della Lettonia, Levits, ha radici ebraiche e anche lui ha nascosto 'con successo' la riabilitazione delle Waffen SS nel suo Paese", si legge. "Lapid e il suo gabinetto non lo vedono?", aggiunge Mosca.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di aver "dimenticato tutte le lezioni della Seconda guerra mondiale. "Una tale spinta antisemita da parte del suo ministro, afferma Zelensky, ripreso dai media internazionali, mostra che la Russia ha dimenticato tutte le lezioni della Seconda guerra mondiale. O forse non hanno mai studiato quelle lezioni".

Lo spazio concesso al ministro degli Esteri russi nella televisione italiana aveva destato non poche polemiche e critiche. “I canali di informazione dell'Unione europea e degli Stati membri devono vigilare e non permettere l'incitamento alla violenza o all'odio nei programmi”, ha detto Johannes Bahrke, portavoce della Commissione europea, rispondendo a una domanda sulla partecipazione ai talk show italiani di giornalisti russi che difendono il punto di vista pro-Cremlino sull’invasione dell’Ucraina.

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