Giovedì, 5 Agosto 2021
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Quattro morti sospette dopo il vaccino Sputnik allo studio dell'Ema

I dati sui decessi sarebbero arrivati all'Agenzia europea grazie a un whistleblower russo. Dopo la parziale conferma di uno dei virologi di Mosca che hanno lavorato sul farmaco, arriva il "no comment" delle autorità russe

Il vaccino russo Sputnik V. Foto scattata durante la campagna di vaccinazione presso l'Ospedale Cailungo a San Marino. (Foto AFP/ANSA).

L'Agenzia europea per i medicinali (Ema) sta approfondendo le circostanze che hanno portato alla morte di quattro persone dopo la somministrazione del vaccino Sputnik. La notizia è stata riportata da EUobserver, un giornale online indipendente con sede a Bruxelles, secondo il quale gli esperti dell’Ema stanno prendendo “sul serio” le informazioni trapelate dalla RosPotrebNadzor, il Servizio federale russo di sorveglianza sulla protezione dei diritti dei consumatori e del benessere umano.

L'analisi dell'Ema

I quattro decessi sospetti si sono infatti verificati in Russia, la patria del vaccino Sputnik sviluppato dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleja. L’Agenzia europea del farmaco un mese fa ha attivato la rolling review sui dati di efficacia e sicurezza del vaccino, un lavoro di analisi che dovrebbe velocizzare l’immissione nel mercato Ue delle dosi qualora la casa farmaceutica che produce lo Sputnik dovesse fare una richiesta - per il momento non pervenuta - di approvazione all’Ema e quest’ultima dovesse dare l’ok al farmaco russo anti-Covid.

I decessi

Dai file interni al RosPotrebNadzor, a cui EUobserver ha avuto accesso, emerge che - oltre ai quattro deceduti - almeno altri sei cittadini russi avrebbero subito serie complicazioni mediche dopo aver ricevuto il vaccino. Dei tre deceduti, quattro erano sicuramente donne rispettivamente di 51, 69 e 74 anni. Il quarto decesso non è stato identificato nei file riportati dalla testata. 

Conferme e no comment

L’autenticità di almeno uno dei documenti citati è stata ufficialmente confermata da Denis Logunov, virologo presso l'Istituto Gamaleya di Mosca, la società che ha sviluppato il vaccino ribattezzato con lo stesso nome del primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra dall’Unione Sovietica. “Ho chiesto informazioni su questo caso e ho ottenuto una risposta. Questo caso non è falso”, ha assicurato il virologo a EUobserver riferendosi alla donna di 51 anni, morta all’improvviso dopo aver ricevuto la seconda dose di Sputnik V. “Sull'evento non si è indagato”, ha aggiunto Logunov, e quindi “non è stata trovata alcuna associazione con la vaccinazione”, ha precisato l’esperto, che è anche coautore dell’ormai famoso articolo sulla sicurezza dello Sputnik V pubblicato dalla rivista britannica The Lancet. Sollecitato dai giornalisti, il Fondo russo per gli investimenti diretti, l’ente responsabile per l'esportazione dello Sputnik, ha rifiutato di commentare le indiscrezioni.

Le verifiche delle informazioni

Di fronte ai silenzi delle autorità russe, EUobserver ha accertato in modo indipendente "tramite gli account social" il decesso degli altri tre pazienti citati nei documenti ottenuti dalla testata, mentre uno dei casi non mortali è stato riportato da un quotidiano regionale russo, il PLN Pskov. “Non è stato possibile confermare i decessi, poiché non esiste un registro delle morti open source in Russia”, afferma la testata.

Mancanza di monitoraggio

I documenti sarebbero stati inviati all’Ema da un whistleblower russo, che ha chiesto di rimanere anonimo. Un epidemiologo russo citato nell’articolo di EUobserver ha confermato che nel Paese c'è un problema di sottovalutazione degli effetti collaterali dei farmaci in generale. “Tutti gli effetti indesiderati collegati nel tempo con l'uso del farmaco dovrebbero essere considerati come un possibile effetto collaterale”, ha detto l’esperto, lamentando la mancanza di dati.

Il caso Slovacchia

Notizie che vanno ad aggiungersi al quadro incerto legato all’acquisto seguito dalla mancata somministrazione del vaccino russo in Slovacchia. Un’operazione che è già stata fatale - per fortuna, solo politicamente - all’ex premier Igor Matovic, accusato di aver bypassato i propri ministri e le altre istituzioni del Paese Ue e di aver acquistato per conto di Bratislava due milioni di dosi russe. Nei giorni scorsi, l’Istituto nazionale del controllo dei farmaci del Paese ha sostenuto che le dosi fornite alla Slovacchia avessero “caratteristiche diverse” da quelle testate e descritte nell’articolo della rivista scientifica Lancet. Il produttore russo ha replicato a stretto giro, accusando la Slovacchia di “boicottaggio” e chiedendo la restituzione della fornitura. Una vicenda su cui occorrerà fare chiarezza, anche in vista dell’interessamento espresso da altri Paesi Ue nei confronti del vaccino russo, ritenuto da molti osservatori tanto efficace quanto poco trasparente nei meccanismi di controllo della sicurezza e di monitoraggio degli effetti collaterali.

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