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Lunedì, 8 Agosto 2022
Cosa resta del voto / Francia

Due persone uccise, scontri e proteste: la Francia post-elezioni teme ora il conflitto sociale

Circa 17 milioni di francesi non si riconoscono né in Macron, né in Le Pen. Dal 2017 a oggi, le famiglie più povere hanno visto ridurre il loro tenore di vita del 5%

Che il Paese sia profondamente diviso lo ha certificato anche il risultato del ballottaggio che ha riconfermato Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica: tre elettori su dieci si sono astenuti, tre hanno votato per l'estrema destra, il resto ha scelto il capo dell'Eliseo uscente, in molti casi turandosi il naso, anche usando una molletta, come ha fatto una musicista in Normandia. Un risultato che per gli europeisti di Bruxelles rappresenta comunque un sospiro di sollievo: il rischio di una deriva sovranista a Parigi è stato per ora scampato. Ma nella capitale francese, e nell'entourage dello stesso Macron, la festa è stata solo a metà.

Il clima che si respira in Francia non è dei più sereni, per usare un eufemismo. La cronaca delle ore successive alla proclamazione del vincitore del ballottaggio è un segnale preoccupante: in diverse città francesi si sono registrate manifestazioni e scontri al grido di "né con Macron né con Le Pen". In particolare a Rennes con 250 manifestanti, Tolosa (circa 400), Marsiglia (circa 400). Alcuni scontri con la polizia, riferiscono i media francesi, si sono verificati a Rennes e a Lione dove 150 manifestanti scandivano slogan contro Macron. Anche a Parigi circa 200 persone si sono riunite a piazza della Repubblica per manifestare e dire di non sentirsi rappresentati dai due candidati all'Eliseo.

Sempre a Parigi, poco dopo la fine del discorso di ringraziamento di Macron a Champ de Mars, una vettura si è lanciata contro la polizia: gli agenti hanno fatto fuoco uccidendo il conducente e l'uomo che sedeva al suo fianco, e ferendo un terzo occupante. Le indagini sono in corso e gli inquirenti non hanno ancora chiarito se l'incidente sia in qualche modo riconducibile a ragioni politiche, o addirittura di terrorismo. Quello che è certo è che lo scontro a fuoco è avvenuto a Pont-Neuf, a 5 minuti di auto da Champ de Mars, dove i sostenitori di Macron erano ancora a festeggiare.  

Episodi preoccupanti, che potrebbero venire anche relegati a trafiletti di cronaca locale, se non fosse che lo stesso presidente della Repubblica ha ammesso nel suo dicorso che nel Paese ci sono "rabbia" e "collera" alle quali si dovrà "trovare una risposta". Secondo un sondaggio Ipsos, il 77% dei francesi si attende conflitti sociali forti nei mesi a venire. "Penso che sarà un mandato super complicato", ha confidato un funzionario di En Marche , il movimento di Macron. 

Se nel 2017, con la sua prima elezione, Macron era riuscito a proporsi come volto del cambiamento, del rinnovamento in chiave liberale e riformista di una Francia ormai stanca sia dell'esperienza conservatrice di Sarkozy, sia della gestione socialista di Hollande, cinque anni dopo il presidente si ritrova con un Paese lacerato da fratture sociali, generazionali e geografiche. Interi territori, soprattutto nel Nord-Est, non hanno ancora visto quella ripresa promessa, prima e dopo la pandemia. Secondo uno studio dell'Istituto per le politiche pubbliche, le misure socio-economiche adottate da Macron nel suo primo quinquennio hanno migliorato dell'1,59% il tenore di vita dell'intera popolazione, ma questo miglioramento ha riguardato soprattutto le fasce più ricche. Al contrario, le famiglie più svantaggiate hanno visto ridurre il loro tenore di vita del 5%.

Nel guado, sono finiti tantissimi giovani. Che infatti hanno disertato le urne: il 40% degli elettori sotto i 25 anni non ha votato. In totale, sono stati 17 milioni su 48 i francesi che non hanno esercitato il loro diritto di voto o che hanno inserito nell'urna una scheda bianca o nulla, spiega il politologo Jérome Jaffré.

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