Mercoledì, 4 Agosto 2021
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Un quarto delle morti attribuite al Covid in Uk in realtà non sono state causate dal coronavirus

Lo afferma l'ufficio statistico del Regno Unito che nell'ultimo bollettino distingue chi è deceduto "con" la malattia e "per" la malattia. Il numero dei nuovi casi è comunque a livelli bassissimi grazie al lockdown e ai vaccini

Foto Ansa EPA/Attila Balazs

Quasi un quarto dei decessi attribuiti nel Regno Unito al Covid-19 in realtà non sarebbero stati causati dal coronavirus. Lo affermano gli ultimi dati aggiornati dell'Ufficio per le statistiche nazionali (Ons) secondo cui il 23 per cento dei casi fatali parlano ora di persone che sono morte "con" il virus piuttosto che "a causa" della malattia. Come spiega il Telegraph nel riportare la notizia ciò significa che anche se la persona morta era risultata positiva al Covid, non è stata quella la causa principale della sua scomparsa registrata sul certificato di decesso.

Decessi e casi in calo

Sempre secondo i dato dell'ufficio statistico il numero delle persone che hanno perso la vita e che avevano il coronavirus ha superato i 150mila, anche se i dati ufficiali del governo affermano che sono stati 127mila le vittime del Covid-19. Questo appunto perché non sempre la malattia è ritenuta la causa del decesso. I numero però restano tra i più alti del mondo purtroppo, anche se ora, grazie alla formidabile campagna di vaccinazione e all'ultimo lockdown, i nuovi contagi stanno diminuendo in maniera evidente. Il numero di decessi registrati che coinvolgono il coronavirus in Inghilterra e Galles è sceso al livello più basso in sei mesi. L'Università di Oxford ha calcolato che il numero di persone in ospedale con un'infezione da Covid attiva dovrebbe essere circa la metà dell'attuale cifra giornaliera pubblicata. Il dato ufficiale di ieri affermano che c'erano 2.537 pazienti coronavirus in ospedale, con 230 nuovi ricoveri, ma secondo l'Ateneo solo circa la metà di loro ha attivamente il virus mentre gli altri sono guariti.

Johnson invita alla cautela

Con il Paese che ha riaperto pub, ristoranti, negozi e la maggior parte delle attività, il premier Bors Johnson continua a inviare messaggi in cui chiede cautela ai cittadini. "Le persone, penso, non apprezzano il fatto che il lockdown sia stato estremamente importante nel portare questo miglioramento nella pandemia e nelle cifre che stiamo vedendo. Naturalmente il programma di vaccinazione ha aiutato, ma la maggior parte di il lavoro per ridurre la diffusione della malattia è stato svolto dal confinamento", ha sottolineato il premier. Ma gli gli esperti hanno affermato che è chiaro che la vaccinazione stiano avendo l'impatto "maggiore", con il tasso di mortalità per gli ultrasessantenni ora vicino a quello dei minori di 60 anni, nonostante fosse 43 volte superiore al picco di gennaio. "Tutti i dati sono molto rassicuranti”, ha detto il professor Carl Heneghan, direttore del Center for Evidence Based Medicine presso l'Università di Oxford, che ha avvertito che ovviamente con la riapertura ora "ci sarà un leggero aumento dei casi, ma la chiave è non farsi prendere dal panico. Penso che una eccessiva cautela possa essere superata utilizzando un approccio basato sui dati".

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