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Sabato, 18 Maggio 2024
La proposta / Francia

Suicidio assistito: come funziona il "modello francese" che l'Italia potrebbe imitare

Il governo Macron ha presentato un disegno di legge restrittivo. I pazienti devono essere maggiorenni e affetti da malattie con prognosi "terminale a breve e medio termine"

Il 10 aprile il governo francese ha presentato il disegno di legge sulla morte assistita. Si tratta della prima volta in cui Parigi tenta di legalizzare la procedura per chi voglia togliersi la vita a causa di una malattia che provoca gravi sofferenze fisiche o psicologiche. Il governo guidato dal presidente Emmanuel Macron sta tentando una strada transalpina alla questione, con maggiori restrizioni rispetto ai Paesi che in Europa già hanno autorizzato l'eutanasia e/o il suicidio assistito, come Olanda, Svizzera e Belgio. Il "modello francese" potrebbe forse rappresentare un esempio per l'Italia, dove da anni si discute in maniera molto polarizzata sulla questione

Il progetto di legge

Il progetto di legge è stato introdotto dalla ministra del Lavoro e della Salute Catherine Vautrin davanti al Consiglio dei ministri. Vautrin ha precisato i dettagli della futura legge che consentirà ai pazienti terminali affetti da malattie a lungo termine di togliersi la vita. Il disegno è il frutto di un lungo lavoro svolto nel dicembre 2022 dalla Convenzione dei cittadini sul "fine vita", composta da 150 cittadini estratti a sorte. Già a inizio marzo Macron aveva annunciato che era in preparazione un disegno di legge "in stile francese", con condizioni di accesso rigorose. Il capo dell'Eliseo aveva tenuto a precisare che sono banditi i termini "suicidio assistito" ed "eutanasia". La presentazione arriva dopo la pronuncia positiva del Consiglio di Stato, il massimo tribunale amministrativo francese. "Tra l'altro prevede l'introduzione, a determinate condizioni, dell'aiuto alla morte per i pazienti in fin di vita che soffrono di 'sofferenza fisica o psicologica' a causa della loro malattia", ha affermato Vautrin.

I pilastri della morte assistita

I requisiti delineati finora dalla ministra, che li ha definiti "pilastri", sono i seguenti. Il paziente deve avere almeno 18 anni, avere la nazionalità francese o risiedere stabilmente e legalmente in Francia. Non sarà possibile dunque applicare la procedura ai minori, cosa possibile ad esempio in Belgio e in Olanda, né recarsi in Francia da un altro Paese al solo scopo di ottenere la pratica, come avviene in Svizzera. Deve sussistere in ogni caso di una prognosi "terminale a breve e medio termine". Il paziente deve avere "pieno discernimento" di quello che sta accadendo. Sono quindi  esclusi i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, a differenza di quanto accade in Belgio. I pazienti che vengano riconosciuti "idonei", da un medico che non li conosce, possono iniettarsi da soli la dose letale. Se non possono farlo, come nel caso in particolare delle persone affette dalla malattia di Charcot, possono incaricare persone terze che si occupino dell'esecuzione della procedura.

Il requisito della prognosi terminale a breve o medio termine

"Questo è un primo passo verso un nuovo diritto di fine vita", ha dichiarato in un comunicato stampa Jonathan Denis, presidente dell'Associazione per il diritto a morire con dignità (Admd) . "Questa è la prima volta in Francia che un governo introduce una legislazione per legalizzare l’assistenza attiva alla morte". L'associazione vorrebbe comunque eliminare dal testo della futura legge il requisito della prognosi terminale a breve o medio termine. "Una diagnosi del genere esclude di fatto tutte le malattie a lenta progressione accompagnate da un significativo peggioramento negli stadi avanzati", si legge nel comunicato. A maggio i parlamentari transalpini saranno tenuti a discutere il contenuto della proposta. Secondo la ministra Vautrin, il dibattito "richiederà un enorme ascolto, un'enorme quantità di umiltà (…) e un enorme rispetto per la libertà di coscienza".

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