Allarme morbillo: in Europa 41mila nuovi casi in soli 6 mesi

I dati dell'Oms: al 30 giugno 2018 già quasi il doppio degli infetti rispetto a tutto il 2017. “Stiamo assistendo a un drammatico aumento delle infezioni e di epidemie estese”. Sotto accusa le carenze nei vaccini

Così tanti casi di morbillo non si vedevano da anni, dieci per l’esattezza. Il virus ha infettato, nella sola prima metà del 2018, un numero record di persone, il più alto dal 2007. I dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, parlano chiaro: nella sola Europa (intesa come l’insieme dei Paesi Ue, di quelli candidati, della Russia e delle ex repubbliche sovietiche) al 30 giugno di quest'anno si contano già 41mila ammalati, quasi il doppio di tutti i casi registrati nel 2017, quando furono 23.927 le persone ammalate di morbillo.

In Itali 2mila casi

A pesare sono le situazioni in Ucraina (+18.288 casi) e Serbia (+4.252), in un contesto di generale riduzione della diffusione del virus almeno nell’Europa rappresentata dall’insieme degli Stati membri dell’Ue. Qui sono oltre novemila i casi di morbillo registrati nei primi sei mesi del 2018, due terzi dei quali concentrati tra Francia (2.591), Grecia (2.197) e Italia (2.154), con la Penisola a detenere sin qui il triste primato del maggior numero di morti da morbillo, ben quattro in sei mesi.

Oms: preoccupa l'aumento dei bambini infettati

“Stiamo assistendo a un drammatico aumento delle infezioni e di epidemie estese”, avverte Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell'Oms per l'Europa, preoccupata per l’aumento del numero di bambini infettati dal virus. “Chiediamo a tutti i paesi di attuare immediatamente misure ampie e adeguate alla situazione così da fermare l'ulteriore diffusione di questa malattia”.

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Ue: servono vaccini

Analogo appello è quello lanciato da Anka Paduraru, portavoce della Commissione europea per le questioni di salute pubblica. “Condividiamo la preoccupazione” dell’Oms per i dati emersi dall’ultima valutazione. “La vaccinazione è la più efficace misure di salute pubblica e non c’è ragione per ridurre la copertura”. E’ convinzione dell’esecutivo comunitario che “ogni persona non adeguatamente protetta è in pericolo e mette in pericolo gli altri”, e in tal senso la vaccinazione diventa “un atto di solidarietà”.

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