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Il mega-prestito con la Cina mette nei guai il Montenegro. Che chiede aiuto all’Ue

Bruxelles ha per ora respinto l’appello del piccolo Paese dell’ex Jugoslavia. Il rischio è che dei beni statali vengano pignorati da Pechino 

Il Montenegro non riesce a ripagare un maxi-prestito contratto con la Cina. E per evitare un pignoramento da Pechino, chiede aiuto all’Unione europea. Che, a oggi, fa spallucce: “Non ripaghiamo i debiti contratti con terzi”, ha detto un portavoce della Commissione. 

Secondo quanto racconta Politico, nel 2014, il piccolo Paese dell’ex Jugoslavia aveva deciso di accettare un prestito dalla Cina pari a 1 miliardo di dollari per potenziare il suo sistema autostradale.  All’epoca, Bruxelles aveva reso noto il suo disappunto per questa decisione, anche alla luce del fatto che il Montenegro è un Paese candidato all’adesione all’Ue. Ma il parere negativo della Commissione non aveva fermato il governo montenegrino, che vedeva nel maxi-prestito un grande affare.

Dopo 7 anni, il progetto autostradale è rimasto incompiuto, e le casse del Paese non godono di buona salute. Il rimborso del prestito ammonterebbe a un quarto del debito complessivo del Montenegro. Risorse che l’esecutivo di Pogdorica non ha. Il rischio adesso è che la Export-Import Bank of China, che ha effettuato il prestito, prenda il controllo di beni statali. Rafforzando la sua influenza sui Balcani occidentali.

Un rischio che la Commissione condivide: "L'Ue è preoccupata per gli effetti socioeconomici e finanziari che alcuni investimenti cinesi possono avere nel Paese”, ha detto Peter Stano, portavoce di Bruxelles per la politica estera. Ma nonostante questo, l’Ue non intende coprire il debito del Montenegro: “L'Ue è già il più grande fornitore di assistenza finanziaria, il più grande investitore e il più grande partner commerciale del Montenegro – ha spiegato Strano - ", ha detto a una stampa regolare il portavoce della politica estera dell'UE Peter Stano. riunione. "Continuiamo a sostenerli, ma non rimborsiamo i prestiti che stanno prendendo da terze parti".

Altri Paesi come Sri Lanka, Pakistan e Gibuti, scrive Politico, “hanno accettato interessanti prestiti nell'ambito della Belt and Road Initiative cinese e ora si trovano sotto pressione finanziaria per rimborsarli, il che rischia di esporle all'influenza” di Pechino.

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