Migranti, Ue e Italia trovano accordo: "Se li salviamo, li portiamo in Grecia"

Se sulle questioni economiche i Paesi europei fanno fatica a trovare un'intesa in piena emergenza coronavirus, su immigrazione e Libia i ministri dei 27 hanno fatto un passo avanti, dando il via all'operazione militare Irini nel Mediterraneo

In greco, significa "pace". E la speranza è che facendo da scudo all'invio di armi da parte della Turchia, si possa evitare che la crisi in Libia si trasformi in una nuova guerra per procura come in Siria. Con queste premesse, i ministri dell'Unione europea hanno dato il via all'operazione Irini, che prevede l'impiego di navi miltari europee nel Mediterraneo centrale, tra Italia e Libia, per vigilare sul rispetto dell'embargo Onu all'invio di armi nel Paese. In particolare di quelle provenienti da Ankara.

L'intesa non era scontata, vista l'opposizione del nostro governo e di quello austriaco, tra gli altri. Entrambi preoccupati che con tante navi Ue in acqua, i trafficanti di esseri umani potessero approfittarsene "spedendo" in direzione delle imbarcazioni di Irini i loro barconi carichi di migranti per farli soccorrere e portare in Europa. Dove? Il porto sicuro più vicino sarebbe l'Italia, ma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio non ne ha voluto sapere: "Già abbiamo l'emergenza coronavirus, non possiamo aprire i porti", è più o meno il ragionamento italico portato al tavolo dei negoziati.  

Cosa sta succedendo in Libia

A far sbloccare la situazione è stata la disponibilità della Grecia: le persone eventualmente soccorse dai militari europei saranno portate nel Paese ellenico. Che in cambio ha ricevuto una serie di rassicurazioni sotto il profilo economico. Migranti in cambio di aiuti, in altre parole. Una disponibilità che, a dirla tutta, stride non poco con quanto successo nelle scorse settimane proprio lungo il confine con la Turchia e la situazione di emergenza umanitaria nelle isole dove si trovano i principali (e strabordanti) centri di accoglienza.

A ogni modo, come spiega l'Ansa, gli altri governi Ue sembrano essersi impegnati a farsi carico dei migranti soccorsi e portati in Grecia. L'intesa prevede infatti che i Paesi partecipanti (oltre all'Italia e alla Grecia ci sono Francia, Spagna, Germania e Finlandia) definiscano un meccanismo di ripartizione ad hoc. Diciamo "sembra" perché il meccanismo è su base volontaria. Inoltre, secondo quanto riporta l'Ansa, la missione, che sarà guidata da un comandante italiano, "prevede il ritiro delle navi in caso di 'pull factor', nel caso cioè dovesse essere rilevato che la presenza europea in mare attrae flussi migratori". Altra rassicurazione per chi dovrà accogliere gli eventuali migranti soccorsi, è che le navi pattuglieranno la zona di mare a est della Libia, e non quella a ovest, dove, come aveva spiegato con inusuale trasparenza l'Alto rappresentante, Josep Borrell, ci sono le rotte più battute dai trafficanti.

Li', infatti, opera la Guardia costiera libica, che sulla carta si muove sotto la guida del governo di Tripoli, riconosciuto dall'Onu, ma sotto accusa da parte dell'Ue per aver 'accettato' le armi dalla Turchia (e aver concesso ad Ankara di operare in una zona del Mediterraneo strategica per lo sfruttamento dei giacimenti di gas vicino Cipro e Grecia). Questo 'tradimento' è alla base dell'operazione Irini, ma evidentemente è un dettaglio di poco conto.

Cosi' come è un dettaglio di poco conto il fatto che l'Ue continui a finanziare la Guardia costiera libica nonostante diverse organizzazioni internazionali e attendibili inchieste giornalistiche abbiano denunciato la presenza di degli stessi trafficanti al suo interno. Infine, è un dettaglio secondario che i migranti riportati in Libia dalle guardie libiche si ritrovino in una situazione ancora più critica rispetto al passato: i centri d'accoglienza supervisionati dall'Onu a oggi avrebbero 2mila posti in tutto. Mentre il numero dei migranti reclusi altrove in condizioni sanitarie pessime e a rischio stupro e tortura, come denunciato dalla stessa Onu, sarebbe 50 volte superiore. La paura che il coronavirus possa arrivare a fare strage anche li' è stata sollevata da diversi attori sul campo, non solo dalle ong. 

Ma sono dettagli secondari, almeno per il momento, per una Unione europea alle prese con la doppia emergenza economica e sanitaria del Covid. Per ora lo schema sarà questo: la navi di Irini salveranno solo i migranti a est della Libia e li porteanno in Grecia. A ovest ci penserà la Guardia costiera. Lo schema potrà cambiare, ma solo dopo luglio. "Ogni quattro mesi, i Paesi membri rivedranno l'accordo e per almeno i primi quattro mesi l'Italia non prenderà da sola i migranti", sottolinea Politico.

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