Juncker ammette: "Da ministro stampai una moneta parallela"

Era il 1992: il Lussemburgo non disponeva di una sua valuta nazionale e si "appoggiava" al franco belga. La strategia concepita per superare la crisi del sistema di cambio europeo. Innescata anche per le mosse dell'Italia

Jean-Claude Juncker - foto Commissione Ue

I minibot di marchio italiano piacciono poco e convincono anche meno in Europa, ma in passato un altro Stato membro aveva iniziato a stampare valuta alternativa a quella ufficiale in circolazione. Un piano segreto di fabbricazione lussemburghese, tenuto nascosto a tutti. Almeno fino a oggi, quando l’attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha deciso di “desecretare” la vicenda. Fu il Lussemburgo che nel 1993 avviò il programma di stampa delle nuove banconote, spiega Juncker in occasione della conferenza sui vent’anni dell’euro organizzata dalla Bce a Sintra, in Portogallo. Va chiarito sin da subito che la situazione italiana attuale e quella lussemburghese dell’epoca erano e sono completamente diverse, e dunque difficili da paragonare tra loro.

Agire contro le regole

Tuttavia l’idea di agire in deroga alla regole rimase più che un concetto, venne coniata in banconote fruscianti nuova di Zecca. Quella del granducato. Il granducato una Zecca vera e propria non l’aveva, se si considera che dalla fine della seconda guerra mondiale fino all’introduzione della moneta unica nel 1999 la valuta del Lussemburgo è stata il franco belga. Il Paese non aveva un propria moneta, insomma, ed era legato alle sorti monetarie del regno confinante.

Nel 1992 Regno Unito e Italia decisero di uscire dal meccanismo di cambio europeo, e l’anno successivo anche Francia, Germania e Paesi Bassi considerarono seriamente l’ipotesi di tirarsi indietro seguendo le scelte di Londra e Roma. Fu in quel momento che il Lussemburgo pensò all’indipendenza valutaria. “Devo fare una confessione solenne”, rivela Juncker. “Anche se si stava lavorando per trovare una soluzione, il governo del Lussemburgo stampò segretamente 50 miliardi di banconote di una nuova moneta, il franco lussemburghese”.

La mossa di Juncker

Una mossa concepita per evitare ripercussioni politiche e le fluttuazioni del franco belga, che avrebbero determinato ricadute sui prezzi anche in Lussemburgo. Oggi lo ammette Juncker, nel 1993 a capo del Tesoro del granducato. “Per me, ministro delle Finanze del Lussemburgo, era un problema”, spiega alla platea di Sintra. “La nostra moneta era il franco belga. E se questi Paesi fossero usciti, il Lussemburgo sarebbe stato sotto pressione per uscire, mettendo il Belgio in grande difficoltà”. Da qui la decisione: disegnare e stampare moneta. Granduca, primo ministro (allora Jacques Santer, di lì a breve presidente della Commisione europea), e lo stesso Juncker i soli a condividere il segreto. Senza che nessuno ne fosse e ne venisse a conoscenza, vennero emessi 50 miliardi banconote con l’effige della Gran Duchessa Charlotte, morta nel 1985.

Riserva per la crisi

Una riserva costruita in caso di crisi, mai messa in circolazione e distrutta quando è stato introdotto l’euro. “Fortunatamente il franco lussemburghese non è mai stato usato”, chiosa Juncker. Che a scanso di equivoci chiarisce, soprattutto per chi ascolta in Italia. Oggi con l'introduzione dell'euro e la realizzazione dell'unione economica e monetaria “questa azione sarebbe assolutamente impensabile, irresponsabile e sconsiderata”.

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