“Una vittima ogni ora per le mine antiuomo, la metà bimbi”. Ecco la lista dei Paesi produttori

Il rapporto annuale denuncia quasi 7mila tra morti e feriti nel 2018 e 130mila negli ultimi vent’anni. Tra gli Stati che ancora si arricchiscono con gli ordigni messi al bando ci sono l’India e il Pakistan, ma anche la Cina, la Russia e le due Coree

Una vittima di mina antiuomo presso l'Ospedale militare di Bogotà (foto Ansa EPA/Mauricio Duenas Castañeda)

Ogni ora almeno una persona nel mondo viene colpita da un ordigno antiuomo. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato dalla Campagna internazionale per il bando delle mine antiuomo, una coalizione di Ong vincitrice del Premio Nobel per la pace nel 1997. Ventidue anni fa, grazie alla mobilitazione degli attivisti, 122 governi si impegnarono a proibire l'uso, l'immagazzinaggio, la produzione e la vendita delle mine antiuomo. Ciononostante, anche nel 2018 ci sono state 6.897 vittime di questo tipo di ordigni, oltre che di residuati bellici, tra cui 3.059 morti e 3.837 feriti.

Paesi che violano gli accordi 

Il rapporto ricorda che l'Oman ha completato la distruzione delle sue scorte di mine antiuomo nel settembre 2018, mentre Grecia e Ucraina rimangono in violazione del trattato, non essendo ancora riuscite a completare la distruzione delle proprie scorte. 

Zone a rischio

Particolarmente grave la situazione in Myanmar, Paese che non ha aderito al Trattato e dove l'esercito utilizza questi ordigni. Anche le forze Houthi nello Yemen hanno prodotto massicciamente mine antiuomo.

Principali produttori di ordigni

Tra gli altri Paesi produttori, il rapporto segnala: Cina, Cuba, India, Iran, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Singapore, Corea del Sud e Vietnam. Questo elenco, scrivono gli attivisti, rimane invariato rispetto al rapporto precedente. Gli Stati Uniti figurano invece tra i Paesi non firmatari del Trattato che hanno deciso unilateralmente di interrompere la produzione di ordigni antiuomo, assieme a Israele, Egitto e Nepal.

Le vittime

Circa il 54% dei coinvolti sono bambini, spesso incuriositi dai resti di esplosivi, munizioni a grappolo ed altri residuati di guerra. L'alto numero di vittime “si registra nei Paesi coinvolti in conflitti armati, in particolare in Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria e Ucraina”. 

In particolare sono state 1.600 le vittime registrate in Afghanistan e più di mille in Siria. Dal 1999 a oggi, sono state accertate più di 130mila vittime delle mine o di residuati bellici esplosivi. Due queste, solo 86mila sono riuscite a sopravvivere. A ottobre 2019, si registrano ancora 59 Stati contaminati da mine antiuomo. 

Le bonifiche

Nel 2018, sono stati bonificati almeno 140 chilometri di terreno contaminato, in calo rispetto ai 195 chilometri messi in sicurezza nel 2017. Inoltre, gli Stati che hanno aderito al Trattato di Ottawa, che ha messo al bando le mine antiuomo, hanno distrutto più di 55 milioni di ordigni, di cui più di 1,4 milioni solo nel 2018. 

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