Dall'Ue 1,4 miliardi alla Turchia perché continui a fermare i migranti

Arrivano in tutto a 5,6 i miliardi versati a Istanbul all'interno del programma concordato nel 2016 affinché il Paese si faccia carico dell'accoglienza dei rifugiati siriani in fuga dalla guerra civile

L'Unione europea verserà alla Turchia altri 1,41 miliardi come contributo per i centri di accoglienza istituiti nel Paese in cui vengono ospitati rifugiati, principalmente siriani, in fuga dalla guerra. Questi soldi serviranno a finanziare principalmente programmi che si concentreranno sulle aree di salute, protezione, sostegno socio-economico e infrastrutture municipali. Le nuove misure fanno parte della seconda 'tranche' del Fondo per i rifugiati in Turchia, portando l'importo totale già stanziato a 5,6 miliardi di euro su un totale di 6 miliardi di euro concordati nel 2016, con il saldo rimanente che dovrebbe essere stanziato durante l'estate.

Il più grande gruppo di rifugiati del mondo

Per il commissario per la Politica di vicinato, Johannes Hahn, “con questa nuova dotazione di fondi, l'Unione europea continua a mantenere l'impegno di sostenere la Turchia nell'ospitare il più grande gruppo di rifugiati nel mondo”. I contratti relativi alle nuove misure di assistenza dovrebbero essere firmati entro la fine del 2020 e le azioni dovrebbero essere completate entro la metà del 2025. Una caratteristica particolare dell'attuale dotazione finanziaria è che questa mira a garantire la sostenibilità delle attività finanziate con l'obiettivo di avviare i rifugiati verso maggiore inclusione, autosufficienza e integrazione.

Il patto con Erdogan

Il programma di finanziamenti fu concordato dagli Stati membri nel mezzo della crisi del 2016 ed è servito nei fatti a ridurre drasticamente gli ingressi irregolari nel Paese. L'Europa ha affidato alla Turchia di Recep Tayyip Erdoğan l'accoglienza dei rifugiati, risolvendo così il problema di fatto appaltandolo ad Istanbul, nonostante il governo turco non sia certo considerato un campione dei diritti umani.

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Il problema della gestione interna

Il problema per l'Ue resta quello della gestione europea del fenomeno. Il vertice dei ministri degli Interni, che si è tenuto ieri a Helsinki, si è concluso con un nulla di fatto. Ancora lontano un accordo sulla riforma di Dublino, il regolamento sui rifugiati che al momento obbliga il Paese di primo ingresso a farsi carico della domanda di asilo e del migrante. Matteo Salvini ha provato a far passare la linea dura contro le ong e ad aumentare le possibilità dei rimpatri allargando la lista dei paesi sicuri, includendo anche quelli come Tunisia o Albania dove, pur non essendoci guerre in atto, il rispetto dei diritti umani non può essere assicurato. In queste richieste l'unico alleato che ha trovato il nostro Paese è stato Malta

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