Migranti, stop ai soccorsi delle navi militari Ue. Salvini vince la battaglia a Bruxelles

La missione Sophia sospesa per 6 mesi, come richiesto dal leader della Lega e proprio nel periodo più caldo delle partenze. Dopo la stretta sulle ong, il destino di chi affronta la rotta del Mediterraneo centrale nelle mani della guardia costiera libica

Dopo la stretta sulle navi umanitarie, anche le navi militari della missione Sophia dell'Ue lasciano il Mediterraneo. Lo hanno stabilito gli ambasciatori dei 28 Stati membri durante la riunione del Comitato politico e di sicurezza europeo (Cops): Sophia andrà avanti per altri sei mesi durante i quali sarà però temporaneamente sospeso l'impiego di unità navali. In sostanza, stop ai soccorsi ai migranti che continuano a partire dalle coste del Nord Africa nel mar Mediterraneo. Come i 41 salpati dalla Libia il 23 marzo scorso e scomparsi nel nulla. 

La vittoria di Salvini

La missione Ue continuerà ad andare avanti per altri sei mesi, svolgendo i restanti compiti affidati in questi anni alla guida dell'ammiraglio italiano Enrico Credendino: offrire il supporto aereo e il contestato addestramento della guardia costiera libica. Da un punto di vista politico, si tratta di una vittoria del leader della Lega Matteo Salvini, che aveva chiesto lo stop alla missione. Per Salvini, non era accettabile che i soccorsi delle navi militari si concludessero con lo sbarco dei migranti nei soli porti italiani, cosi' come stabilito nel 2015, quando la missione fu avviata. E per questo, aveva minacciato che senza una ripartizione degli sbarchi con altri Paesi Ue, avrebbe bloccato Sophia. Minaccia che oggi si è tramutata in realtà.

Nella mani della guardia libica

Adesso, con le navi delle ong ridotte al lumicino (la Mare Jonio è sotto sequestro e solo la Sea Eye è da poco tornata operativa), i soccorsi saranno pressoché nelle sole mani della guardia costiera libica, finanziata con i fondi Ue, ma ritenuta da molti inadeguata a fronteggiare il fenomeno. Tanto più adesso che, con il ritorno del bel tempo, le partenze dalla Libia e da altri punti del Nord Africa aumenteranno decisamente rispetto al periodo invernale. Il rischio di nuove tragedie, insomma, è elevato. 

La missione Sophia

La missione Sophia, il cui nome completo è EunavForMed (European Union Naval Force Mediterranean), nasce nel 2015, poco dopo un naufragio avvenuto a pochi chilometri dalle coste libiche il 18 aprile di quell’anno, in cui morirono oltre 800 persone. Il suo obiettivo iniziale era solo quello di contrastare il traffico di esseri umani dalla Libia, ma in seguito fu aggiunta l'importante compito di formare la guardia costiera e marina libiche, per fare in modo che potesse contrastare da sola il fenomeno, ma anche di combattere il traffico di armi e petrolio nel Mediterraneo e l’implementazione di un database integrato con le agenzie Frontex ed Europol.

Perché i migranti in Italia

Come nelle due operazioni di EunavForMed precedenti, sotto le denominazioni Triton e Themis, anche le navi di Sophia sono tenute al salvataggio di eventuali migranti trovati in mare, ma non perché sia uno degli scopi della missione, ma in quanto è quanto previsto dalle leggi internazionali. La missione prescrive però esplicitamente che i migranti debbano essere portati in Italia. Questa cosa, che Salvini afferma sia stata voluta da Renzi, in realtà non fu certo una richiesta specifica dell'allora presidente del Consiglio, ma una condizione senza la quale gli altri paesi Ue non avrebbero aderito al progetto.

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Non bisogna dimenticare infatti che Triton fu messa in campo per sostituire la missione interamente italiana Mare Nostrum, e che quindi, per quanto la regola degli sbarchi fosse per noi onerosa, di certo aiutò a togliere al nostro Paese un impegno che da solo non era in grado di sostenere. 

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