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Sabato, 25 Marzo 2023
la nuova tattica / Grecia

Migranti reclutati per respingere migranti: la soluzione della Grecia

Dalle testimonianze delle vittime ai rapporti di varie Ong, diverse prove della nuova strategia escogitata da Atene: a chi accetta di fare da 'scafista' all'incontrario il permesso di restare in Europa

La Grecia avrebbe iniziato a reclutare migranti irregolari per deportare altri migranti irregolari verso la Turchia, facendogli fare da 'scafisti' all'incontrario, dando a loro poi in cambio il permesso di rimanere in Europa, come compenso per il lavoro svolto. Sarebbe questo l’escamotage pensato da Atene per fermare i flussi dal confine turco, segnato dal fiume Evros. La polizia non ha il diritto di rimpatriare i migranti in territorio turco mettendoli su barche, gommoni o veicoli a quattro ruote perché questo sarebbe un illecito, sarebbe come se stessero loro stessi favorendo gli attraversamenti illegali. Da qui lo stratagemma di costringere gruppi di migranti a rimpatriare altri migranti. La denuncia è arrivata da diverse Ong che hanno raccolto varie testimonianze "Ho visto questi respingimenti nelle prime ore del mattino", ha spiegato un agricoltore residente a Orestiada, a sei chilometri dal confine turco. "Vedi arrivare furgoni senza targa. Nessuno li ferma o li denuncia perché tutti sanno che appartengono alla polizia", ha riferito. 

Si tratterebbe di una pratica che sta diventando sempre più diffusa, ma che non è del tutto nuova. Il Border Violence Monitoring Network (Bvmn), una rete di Ong che monitora le violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell'Ue, ha iniziato a ricevere segnalazioni di queste attività alla fine del 2020, scrive El País. "Prima si trattava di uomini greci con passamontagna, ma poi c'è stato un cambiamento ed è diventata una pratica standard". "I membri del gruppo sono costretti a guidare le imbarcazioni", ha spiegato Hope Barker, portavoce del Bvmn. Nel suo primo rapporto sui rimpatri forzati dello scorso gennaio, la Commissione nazionale per i diritti umani (Nchr), organo consultivo di Atene, ha reso noto che in 20 dei 50 attraversamenti registrati erano presenti "stranieri" come "responsabili della parte fisica del trasferimento". "Secondo le testimonianze, queste persone avrebbero parlato arabo, turco, farsi, dari, curdo o urdu", ha aggiunto il rapporto.

L'anno scorso, la Ong per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch, ha pubblicato uno studio basato sulle interviste fatte a 23 afghani che sarebbero stati deportati illegalmente dalla Grecia alla Turchia. "Ho parlato con uno di loro. Ha detto che la polizia greca ha scelto lui e lo ha usato per attraversare il fiume in modo da non essere direttamente coinvolta nel respingimento", ha detto Morad, uno dei 23 testimoni, riferendosi ai due afghani che lo hanno portato da una riva all’altra del fiume. Zayan, un altro di loro, è riuscito a parlare con uno dei "piloti" reclutati dalla polizia greca che ha raccontato: "Facciamo questo lavoro per tre mesi e poi otteniamo un documento di tre pagine con cui possiamo muoverci liberamente in Grecia e possiamo comprare un biglietto per un altro Paese".

Per quanto riguarda le condizioni di questi migranti "piloti", diverse indagini, tra cui quella condotta da Lighthouse Reports (mezzo di comunicazione che collabora con diversi media europei come il Guardian, Der Spiegel e Le Monde), hanno rivelato condizioni "da schiavitù". Bassel, uno dei migranti ascoltati da Lighthouse, ha dichiarato di essere stato picchiato dagli agenti greci che lo hanno minacciato che se non avesse accettato di aiutarli nelle deportazioni, lo avrebbero accusato di traffico di esseri umani e quindi imprigionato. "Lo tenevano rinchiuso di giorno e lo rilasciavano di notte per deportare illegalmente i suoi connazionali", si legge nell’inchiesta. Un'altra indagine pubblicata da El País ha aggiunto che, ad oggi, sarebbero oltre due milioni di euro i soldi che le forze di polizia greca hanno rubato ai migranti prima di rimpatriarli.

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