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Migranti, il patto delle Nazioni Uniti affossato dalla propaganda online dell'estrema destra

La denuncia di ricercatori che hanno esaminato il comportamento sui social media. Italia nel gruppo

Paura, insicurezza, rischi per stili e modelli di vita, ricadute occupazionali. Tutto, ma proprio tutto quello che si potrebbe utilizzare per alimentare la letteratura anti-straniero è stato messo on-line dai movimenti di estrema destra di tutta Europa per far naufragare le migliori intenzioni di sottoscrive il patto delle Nazioni Unite sull’immigrazione. Questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori dell'Institute for Strategic Dialogue (ISD) dopo un’analisi dell’attività sui social media. Facebook, Twitter, blog personali e di gruppo: ogni vetrina è stata buona per creare un clima di intolleranza. La vicenda di per sé sorprende fino a un certo punto, se si considera che un elemento determinante nella vittoria del fronte anti-Ue nel referendum britannico sulla permanenza nell’Unione europea è stato quello dell’immigrazione.

Ma sul ‘migration compact’ dell’Onu a tirarsi indietro sono stati in molti, tra i Paesi dell’Unione. Austria, Bulgaria, Croazia, Lettonia, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria. E poi Italia, che in un primo momento aveva espresso impegno a sottoscrivere l’accordo per poi ritornare sulle proprie decisioni. Il governo belga è caduto su questo. I fiamminghi di N-Va sono usciti dalla coalizione perché contrari all’idea di sottoscrivere il documento. “Siamo noi i colpevoli per la caduta del governo belga? Non credo”, commenta oggi il capo del servizio dei portavoce dell’esecutivo comunitario, Margaritis Schinas. Non è la Commissione europea il problema, ma gli Stati dell’Ue. E quello che corre sulle loro reti. Secondo le analisi dei ricercatori accademici, a partire da settembre dello scorso anno una coalizione di simpatizzanti anti-Islam, di estrema destra e neonazisti ha alimentato sui social media un’enorme attività sul patto dell’Onu, rimasta al di fuori della attenzioni dei promotori delle politiche pro-immigrazione. In questo modo è passato il messaggio negativo.

Ico Maly, ricercatore che insegna nuovi media e politica all'Università di Tilburg (Paesi Bassi), spiega che i partiti nazionalisti “fanno parte di una nicchia specifica e di una rete specifica”, che per quanto poco ‘main-stream’ è comunque ben collaudata e aggregativa. “Tutti questi attori si informano a vicenda e adottano le rispettive posizioni politiche”. Il risultato di tutto questo è che ad esempio in Austria e in Italia la forte attività sul web ha preceduto le decisioni del governo di cambiare orientamento sul Global Compact. Austria e Italia alla fine non hanno firmato. Mentre negli Stati Uniti, rilevano ancora i ricercatori, “gli influenzatori populisti di destra e di estrema destra hanno iniziato a diffondere interpretazioni distorte e disinformazione su larga scala”.

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