Migranti, Germania e Austria bocciano il piano italiano: "Vecchio di 3 anni"

Corridoi umanitari e aree franche per la ripartizione dei rifugiati tra tutti i Paesi Ue. Ma Berlino frena: "Soluzioni non di immediata soluzione". E Vienna chiede un approccio globale che tenga conto anche della "dimensione interna"

Soluzioni che "non sono di immediata applicazione" e che rischiano di portare l'Europa "indietro di tre anni". Germania e Austria bocciano il piano per la gestione dei flussi migratori che il governo italiano ha portato al tavolo dei ministri degli Affari esteri dell'Ue a Bruxelles. Un piano che, stando alle anticipazioni a mezzo stampa date dal responsabile della Farnesina, Enzo Moavero Milanesi, prevede l'istituzione di corridoi umanitari per i migranti a cui viene riconosciuto l'asilo politico e aree franche nella Ue per accoglierli.

I dubbi tedeschi

Cosa non sia piaciuto di preciso di questo piano ai colleghi europei, almeno a quelli di lingua tedesca, nessuno lo ha detto con chiarezza. Di sicuro, le dichiarazioni dei ministri di Berlino e Vienna non lasciano molte speranze sul fatto che il pacchetto di misure immaginato dal governo abbia successo. "Sono veramente grato per il ruolo molto costruttivo e responsabile del ministro degli Esteri italiano - ha anticipato Michael Roth, ministro degli Esteri tedesco - Ma ho l'impressione che soluzioni che non sono di immediata applicazione, non ci portino sostanzialmente molto avanti", ha aggiunto. 

Il fatto è che il piano di Moavero si basa solo sull'accoglienza di coloro che sono stati riconosciuti come rifugiati al di fuori dei confini Ue, da portare e redistribuire in Europa attraverso i corridoi umanitari. Manca, pero', una soluzione a chi viene soccorso nel Mediterraneo. Aspetto su cui invece si concentra il piano della Germania. Secondo le linee d'azione presentate da Roth a Bruxelles, si prevede una sorta di alleanza di una parte dei Paesi Ue per crare un "meccanismo umanitario ad hoc immediato" per la ripartizione dei migranti salvati nel Mediterraneo. Ciascuno Stato partecipante dovrebbe impegnarsi ad accogliere una quota fissa di migranti. Un po' quello che chiede anche l'Italia, senza pero' che vi sia, almeno stando a quanto rivelato finora dal ministro Roth, una modifica delle regole di Dublino sulle responsabilità del Paese di primo approdo, modifica presente invece nel piano di Moavero.  

L'Austria vuole un approccio globale

La "coalizione di volenterosi" della proposta tedesca non sembra comunque fare più proseliti rispetto all'iniziativa italiana. L'Austria, per esempio, sembra bocciare entrambi i piani: "La proposta del ministro italiano non è ancora chiara. Posso solo dire che quando sento parlare di corridoi umanitari, meccanismi di ricollocamento e una coalizioni di volenterosi, occorre stare attenti che la discussione non torni indietro di tre anni", ha detto al suo arrivo a Bruxelles il ministro degli Esteri di Vienna, Alexander Schallenberg. "Lo scorso anno c'è stata un'inversione sotto la presidenza austriaca, e vogliamo un approccio globale" che preveda anche una dimensione interna. "Un punto della discussione ripreso dagli anni passati non porterà niente di nuovo", ha aggiunto il ministro

Il riferimento alla dimensione interna è una delle critiche di metodo fatte da più parti al piano italiano. Da ministro degli Esteri, infatti, Moavero ha potuto affrontare solo una parte della questione della gestione dei migranti, quella che attiene appunto ai rapporti con i Paesi terzi. Ma per alcuni Stati membri il nodo più importante da sciogliere è come far fronte ai cosiddetti movimenti secondari, ossia i migranti già presenti sul territorio europeo che si spostano da un Paese all'altro, in particolare dall'Italia all'Europa centrale e del Nord.

Su questo, a parlare a nome del governo dovrà essere il ministro degli Interni Matteo Salvini, atteso giovedi' prossimo a Helsinki in quello che dovrebbe essere il suo secondo meeting con i colleghi europei da quando è in carica. La prima (e finora ultima) volta fu per l'appunto in Austria, quando i ministri degli Interni sembravano aver raggiunto un accordo proprio sui movimenti secondari. Ma da allora le cose sembrano essere rimaste ferme alle dichiarazioni d'intenti. 

Mancano i fondi

Nel dibattito si è inserita anche l'Alto rappresentante dell'Ue, Federica Mogherini, che ha invitato i ministri degli Esteri europei a concentrarsi su un tema più urgente tra quelli di loro stretta competenza: "C'è il rischio di un buco nel Fondo fiduciario per l'Africa se gli Stati membri non stanzieranno nuovi fondi per sostenere i progetti in atto, in particolare con i Paesi di origine e transito, per la nostra cooperazione con l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) e L'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr). Perciò oggi chiederò ai Paesi di essere coerenti, e mettere i soldi dove sono le loro priorità", ha detto al suo arrivo a Bruxelles.

Come dire: in attesa di capire se e come gestire i migranti in modo comune, cerchiamo prima di tutto di ridurre le partenze aiutando lo sviluppo dei Paesi di provenienza. E per far questo, ed evitare che il mantra "aiutamoli a casa loro" resti solo un facile spot, bisogna aprire il portafogli.  

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