Migranti, Ue smentisce Salvini: "Blocco navale non favorisce scafisti"

L'Alto rappresentante Borrell difende la missione militare europea nel Mediterraneo, che secondo il leader della Lega (ma non solo) favorirebbe le partenze dal Nord Africa. Ma che alcuni Paesi vorrebbero rispolverare per fermare l'avanzata della Turchia in Libia

Le navi militari dell'Unione europea nel Mediterraneo non favoriscono i trafficanti. Al contrario, possono garantire il rispetto dell'embargo di armi in Libia e contribuire a fermare la guerra civile nel Paese, che, tra le altre cose, ha provocato l'aumento dei flussi di migranti verso l'Italia. A sostenerlo è l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, che in una intervista a "Repubblica" smonta le tesi di chi, come il leader della Lega Matteo Salvini o il premier austriaco Sebastian Kurz, si oppone a un ritorno operativo di Sophia, la missione lanciata da Bruxelles nel 2015 per aiutare proprio l'Italia a far fronte ai soccorsi in mare nel pieno della crisi dei rifugiati. 

Per Salvini e Kurz, l'accusa a Sophia è più o meno la stessa di quella rivolta alle navi delle ong: favoriscono le partenze. Ma per Borrell si tratta di una visione che contrasta con i dati reali: "Nel 2015 si sono registrati 140 mila arrivi dalla Libia e nel 2016 il dato è cresciuto, in tutta Europa, toccando i 164 mila. Nel 2017 sono scesi a 105 mila e nel 2018 se ne sono registrati solo 27.400. Anche il numero dei morti nel Mediterraneo non è aumentato in conseguenza della missione navale: da 3.150 nel 2015 sono scesi a 1.300 nel 2018", precisa l'Alto rappresentante. 

Nonostante questi successi, il governo italiano, che nel 2015 aveva chiesto all'Ue di intervenire per non lasciare sola la nostra Guardia costiera nei soccorsi, quattro anni dopo ha cambiato idea: l'allora ministro dell'Interno ottenne lo stop a Sophia, o meglio all'invio di navi militari dei Paesi Ue nel Mediterraneo, svuotando di fatto la missione. Pur senza grandi compiti operativi, Bruxelles ha prorogato il mandato di Sophia fino al prossimo marzo. E adesso gli Stati membri stanno valutando se rilanciare o meno la missione. A spingere per il ritorno delle navi tra Italia e Nord Africa non è tanto la questione dei migranti, ma la situazione di instabilità in Libia.

Alcuni Paesi Ue, con Germania in testa, hanno proposto una sorta di blocco navale per impedire alla Turchia e alle altre forze esterne interessate al conflitto in Libia di inviare armi ai contendenti (il governo di unità nazionale di al-Sarraj e le milizie del generale Haftar). L'embargo Onu, infatti, è stato violato da tempo, favorendo la preoccupante escalation degli ultimi mesi.  "Dobbiamo assolutamente impedire che le anni arrivino in Libia via terra, via aria e via mare. Il modo migliore per garantire un armistizio è bloccare l'accesso alle armi". Del resto, la situazione rischia di provocare effetti a cascata: "La crisi in Libia è un tumore che si espande a tutta la regione con metastasi anche nella zona del Sahel (Burkina-Faso, Niger, Mali, Ciad, Mauritania). Se la situazione in Libia non è tenuta sotto controllo. l'intera area del Sahel risulterà destabilizzata. Sarebbe un grosso rischio per gli europei, perché nella zona sono diffuse organizzazioni terroristiche islamiche radicali. L'ulteriore instabilità politica porterebbe inoltre a una più intensa migrazione verso l'Europa", avverte l'Alto rappresentante.    

In altre parole, senza Sophia e senza un'azione congiunta dell'Ue in Libia (e non in ordine sparso, se non avverso, come fatto finora), potrebbe esplodere una nuova crisi migratoria, sostiene Borrell. L'Alto rappresentante, a cui non manca la schiettezza, ricorda anche come questo tipo di missioni, come quella nello stretto di Hormuz, sono necessarie anche per garantire i rifornimenti di petrolio e gas all'Europa. E che se proprio si vuole evitare che le navi militari, con la loro presenza, facciano da fattore di attrazione delle partenze dei migranti (ossia da potenziali soccorritori), una soluzione pratica c'è:  "Sarebbe ipotizzabile che i controlli marittimi sul rispetto dell'embargo non avvengano più, come è stato fino al marzo 2019, nel Mediterraneo centrale, lungo le rotte dei migranti, bensi' più a est in direzione di Bengasi o addirittura del canale di Suez. Le armi infatti arrivano da Est".

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In sostanza, qualcuno potrebbe dire che Sophia 2.0 potrebbe essere una missione più geopolitica. E meno umanitaria. 

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