Martedì, 16 Luglio 2024
Il report

Cimitero Mediterraneo, muoiono 8 migranti al giorno: "Profonda vergogna per l'Europa"

L'Agenzia dell'Ue per i Diritti Fondamentali chiede interventi più decisi per evitare tragedie come quella successa in Grecia e inchieste indipendenti per scoprire eventuali responsabilità

L'Unione europea deve smettere di guardare dall'altra parte mentre migliaia di migranti muoiono in mare ogni anno e deve migliorare le sue operazioni di ricerca e salvataggio. È il monito che arriva dall'Agenzia dell'Ue per i Diritti Fondamentali (Fra), che ha invitato la Commissione, i Paesi membri e le agenzie comunitarie ad agire in fretta per prevenire future tragedie come il naufragio di migranti avvenuto a giugno al largo della Grecia.

In un rapporto pubblicato ieri l'agenzia suggerisce una strategia per evitare altre morti in mare, suggerendo diverse azioni tra cui il potenziamento delle missioni di ricerca e salvataggio e indagini indipendenti su tutti i naufragi da portare avanti con il supporto di organismi specializzati in diritti umani. "Un'indagine rapida, efficace e indipendente sui naufragi crea trasparenza sul modo in cui sono stati gestiti. Inoltre, aiuta a identificare se le azioni o le omissioni delle autorità incorrano in responsabilità legali per non aver rispettato e protetto il diritto alla vita", sostiene il report.

Di salvare i migranti che affogano in mare nell'Ue non frega niente a nessuno

"L'annegamento di così tanti migranti - in media 8 al giorno lo scorso anno - è motivo di profonda vergogna per l'Europa. Non possiamo restare a guardare mentre persone innocenti muoiono in mare. Per una questione di diritto e di decenza, gli Stati membri dell'Ue devono migliorare la ricerca e il salvataggio e fornire percorsi legali per la sicurezza per prevenire le morti in mare", ha dichiarato il direttore della Fra, Michael O’Flaherty. "Gli Stati membri dell'Ue devono migliorare gli sforzi di ricerca e salvataggio e fornire percorsi legali per la sicurezza per prevenire le morti in mare", ha aggiunto il direttore. Il report afferma che le operazioni di ricerca e salvataggio "devono essere più efficaci per prevenire le tragedie", sottolineando che "i governi e le imbarcazioni private hanno il dovere di assistere le persone e le imbarcazioni in difficoltà in mare".

Il rapporto punta il dito, seppur senza nominarli, contro Paesi come l'Italia, la Grecia e Malta, che spesso e volentieri si rimbalzano la responsabilità dei salvataggi in mare per poi non doversi fare carico dell'accoglienza dei migranti. "La tendenza a ritardare la ricerca e il salvataggio è legata alla mancanza di solidarietà nella presa in carico delle persone sbarcate. In sostanza, lo Stato membro che soccorre i migranti in mare è responsabile della valutazione della loro richiesta di asilo e/o della procedura di rimpatrio. Ciò può scoraggiare o ritardare il salvataggio o lo sbarco", afferma il report. Allo scopo di provare a ridurre questa tendenza l'Ue sta studiando una riforma dell'accoglienza, che impone una "solidarietà obbligatoria", tra gli Stati membri che saranno tenuti o ad accogliere una parte dei migranti che sbarcano nei Paesi di primo approdo, o a versare in cambio dei soldi in fondi dedicati proprio alle politiche migratorie.

L'agenzia inoltre sostiene che i Paesi dovrebbero istituire un monitoraggio indipendente delle frontiere e garantire una migliore protezione dei sopravvissuti. Secondo la Fra i sopravvissuti a un naufragio che chiedono asilo dovrebbero avere una propria categoria nel diritto dell'Ue come richiedenti asilo con esigenze speciali. "Ciò incoraggerebbe tutti gli attori interessati a dare maggiore priorità a questa categoria di persone", si legge nel report che afferma anche che "considerare i sopravvissuti ai naufragi come richiedenti con esigenze speciali può anche contribuire a facilitare l'accesso dei sopravvissuti ai servizi di assistenza alle vittime, alla protezione e agli altri diritti che le vittime di reato hanno diritto di ottenere in base al diritto dell'Ue, compresa l'effettiva partecipazione ai procedimenti penali".

L'agenzia sostiene infine che i Paesi membri dovrebbero anche fornire percorsi legali alle persone che hanno bisogno di protezione, ad esempio promuovendo programmi di ammissione umanitaria o aprendo partenariati a migranti e rifugiati.

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