L'Onu contro l'Ue: "Fate sbarcare i 27 migranti lasciati al largo da oltre un mese"

Due agenzie delle Nazioni Unite e l'associazione internazionale degli armatori lanciano un appello affinché le persone a bordo della nave cargo, di cui fanno parte un bambino e una donna incinta, vengano fatte sbarcare a Malta. Che da inizio luglio si rifiuta

La nave cargo Maersk Etienne

L'Onu, ma anche l'organizzazione internazionale degli armatori, puntano il dito contro l'Ue sulla vicenda dei 27 migranti, tra cui un bambino e una donna incinta, che da oltre un mese si trovano al largo di Malta a bordo della nave cargo Maersk Etienne. In una nota inviata oggi alla stampa, l'International Chamber of Shipping (Ics), l'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, e l'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, chiedono lo "sbarco immediato". Un appello lanciato in una giornata complicata per i migranti a bordo, con 3 di loro che si sono gettati in acqua nel tentativo, fallito, di lasciare la nave.

"I governi si sono rifiutati di autorizzare il comandante della nave a far sbarcare i migranti e i rifugiati fuggiti dalla Libia, violando il diritto internazionale - si legge nelle nota - I membri dell'equipaggio condividono cibo, acqua e coperte coi naufraghi soccorsi. Tuttavia, non sono opportunamente formati né in grado di assicurare assistenza medica a quanti ne abbiano necessità. Le imbarcazioni mercantili non costituiscono un ambiente sicuro per queste persone vulnerabili, le quali devono essere condotte immediatamente presso un porto sicuro", sottolineano Ics, Unhcr e Oim. In una lettera al segretario generale, l'Ics si è appellata all'Organizzazione marittima internazionale affinché intervenisse con urgenza per ''mandare un chiaro messaggio ribadendo che gli Stati devono garantire che i casi di ricerca e soccorso in mare siano risolti conformemente alla lettera e allo spirito del diritto internazionale''.

''L'assenza di un meccanismo di sbarco chiaro, sicuro e strutturato a beneficio delle persone soccorse nel Mediterraneo continua a mettere a rischio vite umane'', ha dichiarato il direttore generale dell'Oim, António Vitorino. ''Oim e Unhc si appellano da tempo agli Stati affinché abbandonino l'attuale approccio che prevede l'adozione di accordi ad hoc e istituiscano uno schema per cui gli Stati costieri si assumano pari responsabilità nell'assicurare un porto sicuro, e al quale gli altri Stati membri Ue diano seguito mostrando solidarietà''. ''Le condizioni a bordo si stanno rapidamente deteriorando e non possiamo più restare ad assistere inerti mentre i governi ignorano il dramma di queste persone'', ha dichiarato Guy Platten, segretario generale dell'Ics.

''Non è la prima volta che ciò accade ed è necessario che i governi adempiano i propri obblighi. Il tempo stringe e la responsabilità di garantire l'incolumità e la sicurezza di queste persone spetta senza ombra di dubbio ai ministri di questi governi. Questa situazione non riguarda il Covid. Si tratta molto semplicemente di una questione umanitaria''. ''Il soccorso in mare rappresenta un imperativo umanitario basilare'', ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. ''La Maersk Etienne ha adempiuto i propri obblighi marittimi ed evitato che si perdessero altre vite nel Mediterraneo. La Ue e gli Stati membri ora devono fare la propria parte per portare a compimento queste vitali operazioni di salvataggio consentendo alle persone soccorse di sbarcare, e dovrebbero, inoltre, mostrare solidarietà reciproca, in particolare mediante l'adozione di un meccanismo efficace e strutturato di ricollocamento''.

Quello in cui è coinvolta la Maersk Etienne è il terzo caso in cui, quest'anno, una nave mercantile è rimasta bloccata al largo assicurando assistenza a persone soccorse in mare. 

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