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Domenica, 26 Maggio 2024
Vertice Ue / Italia

Migranti, economia e Ucraina: la giornata difficile di Meloni a Bruxelles

Dopo lo smacco su Zelensky, il governo italiano si scontra con Parigi e Berlino sulle ipotesi di 'Recovery bis' e sulla stretta sulle ong

Il secondo album è sempre il più difficile, dicono gli artisti. Lo stesso si può dire del secondo Consiglio europeo a Bruxelles della premier Giorgia Meloni. Ancora prima di atterrare nella capitale belga, la presidente aveva già capito che tirava una brutta aria. L'Italia si trova infatti dalla parte opposta dell'alleanza franco-tedesca sia sulla partita dei migranti che sul dossier economico. Oltre a partire svantaggiata sui due temi principali della riunione, Meloni ha dovuto fare i conti con l'esclusione dell'Italia nelle ultime ore dai tavoli di confronto diretto con Volodymyr Zelensky in occasione della sua prima trasferta nell'Ue dall'inizio della guerra.

Lo scontro con Macron

Le immagini della visita del presidente ucraino all'Eliseo accolto da Emmanuel Macron e Olaf Scholz non sembrano essere andate giù alla presidente del Consiglio che ieri si è sfogata davanti ai giornalisti. "Mi è sembrato inopportuno l'invito di ieri a Zelensky perché credo che la nostra forza in questa vicenda sia l'unità e la compattezza", ha detto la premier. 

"Io capisco, la questione politica interna, il fatto di privilegiare le proprie opinioni politiche interne - ha aggiunto riferendosi alla condotta di Macron - ma ci sono momenti nei quali privilegiare la propria opinione politica interna rischia di andare a discapito della causa e questo mi pare fosse uno di quei casi". Il mancato invito a Meloni e la sua reazione scomposta ha fatto tornare in mente a tanti le immagini del viaggio in treno di Mario Draghi verso Kiev in compagnia di Macron e Scholz. Italia, Francia e Germania unite nell'affrontare la spinosa questione della guerra alle porte dell'Europa, un'unità che oggi non c'è più. Il fatto che l'Italia sembra aver perso centralità sulla scena europea lo si evince anche dalla giornata di riunioni a Bruxelles. 

Niente bilaterale con Zelensky

Alla vigilia del vertice a Bruxelles, Palazzo Chigi aveva anticipato che Meloni avrebbe incontrato Zelensky per una riunione bilaterale a margine della partecipazione del leader ucraino al tavolo del Vertice di Bruxelles, un vero e proprio momento storico. Ma a causa dei ritardi che si sono accumulati durante la giornata, hanno spiegato fonti diplomatiche, la premier italiana ieri si è dovuta accontentare di un incontro condiviso assieme ai leader di Spagna, Polonia, Romania, Paesi Bassi e Svezia, al quale è pure arrivata in ritardo, come testimoniano le immagini diffuse dal Consiglio europeo. Al termine della riunione però Meloni ha strappato l'occasione di parlare con Zelensky per un breve faccia a faccia, seppur improvvisato al momento. 

Niente 'Recovery bis'

In generale le scaramucce diplomatiche tra Meloni e Macron si aggiungono a un clima non certamente disteso tra i rispettivi governi. Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia, ha criticato gli omologhi di Parigi e Berlino per essersi recati a Washington all'inizio della settimana senza aver informato l'Italia. I franco-tedeschi hanno trattato direttamente con la Casa Bianca il tema dei sussidi all'industria a stelle e strisce. Il sospetto è che gli altri Paesi Ue siano stati bypassati dalle due economie principali dell'Eurozona che hanno parlato direttamente con il governo degli Stati Uniti delle conseguenze dell'Inflation reduction act (Ira) americano e di come evitare contraccolpi sull'economia europea.

Meloni in pressing sull'Ue per il Fondo di sovranità e gli aiuti di Stato

La risposta Ue a questo piano, che inizialmente doveva coincidere con il Fondo per la sovranità europea (una sorta di 'Recovery bis'), è già stata declassata a un via libera sugli aiuti di Stato, come richiesto da Parigi e Berlino. Rinviata all'estate ogni ipotesi di Fondo comune, i leader oggi potrebbe dare il via libera a un monitoraggio degli effetti degli aiuti di Stato sulle varie economie Ue per eventualmente stabilire un meccanismo di compensazione. Non esattamente ciò che sperava di ottenere il governo italiano che, avendo pochi margini di spesa, spera di ottenere altri sussidi o prestiti da Bruxelles.

Il dossier migranti

C'è poi l'ultimo tema in agenda, in più importante per il governo italiano, cioè quello dei migranti. Meloni aveva puntato molto sulla discussione in Consiglio europeo per aprire ai temi che le stanno più a cuore, a partire dall'introduzione di un codice di condotta per le ong che operano nel Mediterraneo sul modello di quello italiano. Tuttavia la Germania non sembra voler accettare alcuna ipotesi che possa restringere ulteriormente la capacità delle ong di salvare vite in mare, e dunque tutelare i diritti umani dei migranti. Il dibattito Ue si è concentrato soprattutto sulle richieste di alcuni Paesi, a partire da Bulgaria e Austria, di finanziare la costruzione di muri o barriere ai confini con fondi Ue. Un tema che vede l'Italia favorevole ma il nostro Paese non la appoggerà apertamente finché non avrà rassicurazioni su quella che definisce la "peculiarità" del confine dell'Europa.

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