Migranti e Brexit, al via il vertice Ue. Gentiloni prova a mediare con i paesi dell'Est

Il premier incontrerà i leader di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca per mediare sulle quote obbligatorie per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Domani, il tavolo sull'accordo con il Regno Unito

EPA/Virginia Mayo

Doveva essere il vertice dei passi avanti su migranti, Africa e Brexit. Ma le tensioni della vigilia tra gli sherpa di Bruxelles sulla questione delle quote per i richiedenti asilo e lo “schiaffo” della Camera dei Comuni a Theresa May hanno subito messo in negoziati lungo una salita. Dalle forti pendenze. 

Per il premier Paolo Gentiloni il primo obiettivo sarà quello di mediare sulla questione migranti. La posizione del presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, che ha tolto qualsiasi riferimento alle quote obbligatorie per i rifugiati dal documento su cui i leader degli Stati membri si confronteranno questa sera, è stata duramente contestata dalla Commissione Ue. “Per il presidente Juncker – ha detto ieri il portavoce dell'Esecutivo comunitario, Margaritis Schinas – la solidarietà non è solo soldi e frontiere. Serve un approccio globale che copra responsabilità, solidarietà, aspetti interni e esterni della politica migratoria”.

L'incontro con i paesi di Visegrad

La stessa linea che porterà avanti Gentiloni, che ha deciso di anticipare il suo arrivo a Bruxelles per incontrare prima del summit il blocco dei paesi dell'Est che più si oppone alle quote obbligatore, il cosiddetto blocco di Visegrad, composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Sul tavolo dei negoziati, i Visegrad porteranno la loro “offerta” per il Fondo fiduciario dell'Africa: 35 milioni di euro. Niente di eccezionale, ma se si considera che finora il Trust fund ha raccolto circa 200 milioni euro (di cui quasi la metà coperta dall'Italia), l'offerta appare come un'apertura. Servono risorse fresche per l'Africa, anche per dare un seguito agli impegni del summit di Abidjan, e soprattutto per accelerare sulla stabilizzazione della Libia. 

Ma il nodo da risolvere resta comunque l'accoglienza. E non è solo la questione delle quote obbligatorie, ma anche la revisione del regolamento di Dublino. Il presidente Antonio Tajani proverà a portare al tavolo delle discussioni la richiesta del Parlamento europeo di rivedere il principio del paese di primo approdo, che di fatto scarica il peso degli arrivi in Europa quasi tutto sulle spalle di Italia e Grecia (e negli ultimi tempi anche Spagna).  Tajani chiede un voto a maggioranza qualificata, lo stesso che potrebbe essere usato per la questione delle quote obbligatorie, superando cosi' l'opposizione della minoranza interna  al Consiglio Ue.

In tutto questo, i riflettori sono puntati su Tusk: il polacco si è veramente “appiattito” sulle posizioni di Visegrad o, come sostengono le fonti più vicine al presidente del Consiglio, “ha solo voluto segnalare un problema per aprire un dibattito franco”? Si vedrà.

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Brexit

L'altra questione calda del summit di Bruxelles è la Brexit, in agenda domani. Theresa May arriverà al vertice dopo la sconfitta alla Camera dei Comuni, dove grazie al voto di dodici falchi tiratori del suo partito, à passato l'emendamento dei partiti di opposizione  che impedisce al governo di iniziare a dare esecuzione all'accordo sull'uscita dall'Ue senza il permesso del Parlamento. Un voto che ha indebolito decisamente la premier britannica in vista del nuovo round di negoziati, che dovrebbe aprire alla seconda fase, quella sui futuri rapporti del Regno Unito con l'Ue. 

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