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Venerdì, 27 Maggio 2022
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Migranti discriminati dalle banche per colpa delle norme Ue sul riciclaggio: l'allarme dell'Eba

Richiedenti asilo ed enti non profit esclusi da diversi istituti europei che preferiscono non fornire servizi a soggetti considerati "a rischio" di traffici illeciti e terrorismo solo per la loro nazionalità

Diverse banche europee non vogliono avere a che fare con richiedenti asilo e organizzazioni non profit per effetto delle norme Ue in materia di antiriciclaggio e contrasto al terrorismo. A migranti in attesa dello status di rifugiato e ad associazioni senza scopo di lucro vengono spesso negati i servizi bancari di base, a partire dall’apertura di un conto, per effetto del “de-risking”, ovvero dalla scelta delle banche di non fornire servizi ai clienti in determinate categorie considerate pericolose ai sensi delle norme Ue. Secondo l’Autorità bancaria europea (Eba), la selezione “ingiustificata” diventa “inefficace” e “a volte porta a gravi conseguenze”.

In un rapporto diffuso dall’autorità di sorveglianza del mercato bancario europeo si denuncia la gravità della cosiddetta “esclusione finanziaria”. Un fenomeno “preoccupante” dal momento che “l'accesso a prodotti e servizi finanziari di base è un prerequisito per la partecipazione alla vita economica e sociale moderna”. Eppure diversi individui arrivati di recente nell’Ue e impegnati del processo verso il riconoscimento della protezione internazionale, procedura che può durare anche per alcuni anni, non possono accedere a servizi bancari per effetto delle norme Ue. Inoltre, “i risultati dell’Eba suggeriscono che la riduzione del rischio ha un impatto negativo sul raggiungimento degli obiettivi dell'Ue, in particolare in relazione alla lotta efficace alla criminalità finanziaria e alla promozione dell'inclusione finanziaria, della concorrenza e della stabilità nel mercato unico”, si legge nel rapporto.

Non è la prima volta che l’Eba affronta il tema della discriminazione dei richiedenti asilo. Il primo documento sui migranti esclusi dalle banche risale all’aprile del 2016, quando l’autorità, di fronte all'emergenza della crisi migratoria innescata dal conflitto siriano, avvertì che “molti richiedenti asilo” avrebbero avuto “motivi legittimi per non essere in grado di fornire forme tradizionali di documenti di identità al loro arrivo in uno Stato membro dell’Ue” e che dunque “le autorità nazionali potrebbero non essere in grado di verificare che un richiedente asilo sia chi afferma di essere anche laddove tale documentazione esiste”. “Ad esempio, ci sono prove degli attacchi terroristici dello scorso anno (2015, ndr) a Parigi che suggeriscono che alcuni autori hanno approfittato del movimento dei migranti, ottenuto falsi passaporti siriani e assunto l'identità di un rifugiato per entrare negli Stati membri dell’Ue”.

In altre parole l’Eba allertò le autorità che mentre un richiedente asilo senza documenti poteva avere difficoltà a dimostrare la propria identità, chi invece aveva intenzione di compiere attività illecite poteva riuscire facilmente a dimostrare di essere chi non era. Di qui la raccomandazione agli enti bancari, nel contesto della crisi migratoria, a “monitorare le loro relazioni d'affari come parte dei loro obblighi di due diligence del cliente”. Un’azione di controllo che doveva includere “il monitoraggio delle transazioni”. 

Nelle raccomandazioni odierne, l’Eba si rivolge direttamente alla Commissione europea affinché faccia chiarezza nella Direttiva sui conti di pagamento (Pad) e nell'interazione tra i requisiti sull’antiriciclaggio e il contrasto al terrorismo con “il diritto di aprire e utilizzare un conto di pagamento con caratteristiche di base”. Un intervento chiarificatore ritenuto necessario anche in vista dalla prossima revisione del Direttiva sui servizi di pagamento (Psd2) “per garantire una maggiore convergenza nel modo in cui gli istituti di pagamento accedono ai servizi dei conti di pagamento degli enti creditizi”.

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