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Venerdì, 27 Maggio 2022
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L'Ue "sospende" il diritto d'asilo al confine con la Bielorussia. I Verdi: "Legalizza i respingimenti di migranti"

La Commissione garantisce più poteri agli Stati di confine per fermare i flussi facilitati da Lukashenko. Gli irregolari potranno essere trattenuti nei centri per 16 settimane

Più tempo per registrare le domande d'asilo, centri di detenzione al confine e procedure semplificate per espellere tutti i migranti che dovessero vedere la propria domanda respinta. Sono alcune delle nuove misure temporanee che la Commissione ha approvato per fronteggiare quella definisce una “guerra ibrida” sul confine orientale dell’Ue, con la Bielorussia che sta favorendo da mesi gli ingressi irregolari in risposta alle sanzioni volute da Bruxelles contro il Paese governato da Alexander Lukashenko che è accusato, tra le atre cose, di aver truccato per l'ennesima volta le elezioni.

In questo modo l'esecutivo comunitario prova a venire incontro alle richieste dei Paesi di primo ingresso dei migranti, Polonia, Lettonia e Lituania, chiarendo anche cosa possono e non possono fare nel rispetto del diritto comunitario e internazionale. La Commissione di Ursula von der Leyen vuole garantire a questi Stati una sospensione di 6 mesi (rinnovabili) di alcune procedure relative alle richieste d’asilo. Ma non tutti sono convinti dell’opportunità di queste misure che sembrano ledere i diritti dei migranti, né che la situazione sul terreno le giustifichi realmente. "La proposta avalla implicitamente i respingimenti alle frontiere con la Bielorussia già praticati da mesi dagli Stati membri. I richiedenti asilo, comprese le famiglie, vengono respinti in Bielorussia in condizioni terribili, senza nemmeno avere accesso alla protezione internazionale", accusano i Verdi europeo. 

Detenzione legalizzata

Secondo il piano presentato dal vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas e dalla commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, in primo luogo si allungheranno i tempi concessi alle nazioni per la registrazione delle domande d’asilo: le autorità avranno a disposizione quattro settimane, mentre attualmente il periodo previsto va solo dai 3 ai 10 giorni. Le domande potranno essere valutate seguendo la cosiddetta “procedura di confine”, per cui i migranti sono trattenuti in appositi centri vicino alla frontiera fino ad un massimo di 16 settimane. Ma diversi esperti di diritto dell’immigrazione sono preoccupati che, di fatto, questa procedura possa equivalere ad una detenzione legalizzata.

Rimpatri facilitati

Un punto particolarmente controverso è la maggiore facilità con cui le autorità nazionali potrebbero rimpatriare i rifugiati, nonostante per definizione questi si trovino in estremo pericolo nel proprio Paese d’origine. La Commissione ha infatti proposto “procedure nazionali semplificate e più rapide per il rimpatrio” dei migranti la cui domanda d’asilo è stata rigettata, nel solco di quanto già annunciato la scorsa settimana proprio dal vicepresidente Schinas. L’Ue sta sfruttando tutto il suo peso diplomatico per convincere attori internazionali (sia pubblici, cioè Stati terzi, che privati come le compagnie aeree) a collaborare nello sforzo di bloccare i flussi dal Medio Oriente alla Bielorussia e di riportare “a casa” le persone – se ne stimano almeno 15mila – ancora bloccate nel Paese. Alla fine di novembre, secondo alcuni funzionari europei, il numero di migranti rimpatriati in Iraq è salito a circa 2mila.

Salvaguardie e base legale

La Commissione ha rimarcato che queste misure d’emergenza sono bilanciate da alcune salvaguardie, tra cui il diritto dei richiedenti asilo di ottenere consulenza legale, prevedendo anche la presenza di un giudice durante la “procedura di confine”. Si fa inoltre obbligo ai Paesi membri di fornire rifugio, cibo, vestiti ed assistenza sanitaria fin dal giorno di avvio della procedura. L’esecutivo Ue si è inoltre premurato di ribadire che i respingimenti restano illegali. A livello giuridico, il pacchetto normativo si basa sull’articolo 78(3) del trattato, secondo il quale in particolari circostanze il Consiglio può adottare delle misure provvisorie per aiutare uno o più Stati membri in difficoltà. Una volta che il Consiglio le adotta, le misure diventano legge e possono essere implementate (con eventuali sanzioni per chi non lo fa). “Il trattato è la nostra costituzione, noi la stiamo solo seguendo”, ha dichiarato Schinas rispondendo ad una domanda circa la legalità delle misure proposte.

Un problema europeo

Secondo Schinas non tutto il male viene per nuocere. “Chi ci attacca alle nostre frontiere esterne ci fa un favore, perché galvanizza l’opinione pubblica europea che si è resa conto che la migrazione è una sfida comune europea”, ha dichiarato, sottolineando che “questi attacchi ci rafforzano”. Si tratta per lui della “prova tangibile della solidarietà europea, per dare agli Stati membri tutti i mezzi per rispondere a queste circostanze straordinarie” e fare chiarezza su quali sono le azioni contemplate alla luce del diritto europeo, dei diritti umani e del principio di non-respingimento. Questo, ha continuato il commissario, è il momento politico ideale per approvare il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo proposto lo scorso anno dalla Commissione, per mostrare ai Paesi in prima linea che la gestione delle frontiere esterne non è un problema solo loro ma di tutta l’Unione. Sulla stessa linea anche Johansson: “In Bielorussia gli esseri umani sono imprigionati e strumentalizzati. Lukashenko vende il libero accesso all’Ue e questo non lo accetteremo mai. Ecco perché serve una risposta determinata e univoca dell’Ue”.

Migranti in rivolta

Ma in questa battaglia tra Minsk e Bruxelles le vittime sono i migranti, che si trovano a vivere in condizioni molto difficili al confini della Bielorussia e con l'inverno che peggiora le cose. La scorsa settimana c'è stata una insurrezione di un centinaio di migranti detenuti in un centro di confine polacco, avvenimento sintomatico di una tensione crescente. In seguito all'approvazione di una legge altamente contestata, la guardia di frontiera polacca può ora rifiutare le domande d’asilo direttamente al confine, rimandando i migranti nel loro Paese d'origine. Nonostante molte organizzazioni umanitarie abbiano criticato aspramente il governo polacco, alla stregua di quello bielorusso, Varsavia ha ricevuto l’appoggio dell’Ue, come le ultime misure proposte dalla Commissione confermano.

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