"Frontiere Ue chiuse per coronavirus, liberate i migranti dai centri di espulsione"

L'appello di un gruppo di avvocati al governo belga: "Se i rimpatri sono impossibili, la detenzione è illegale e rischia di favorire la diffusione del Covid-19"

A causa dell'emergenza coronavirus, l'Unione europea ha bloccato per almeno 30 giorni le sue frontiere con i Paesi terzi. E Schengen è di fatto sospesa, mentre le compagnie aeree hanno interrotto o ridotto al minimo i loro voli. Tutte ragioni per cui i rimpatri dei migranti clandestini che si trovano in Belgio non sono possibili nell'immediato. Una situazione che di fatto, secondo un gruppo di avvocati, rende la loro permanenza nei centri di detenzione illegale. Da qui l'appello al governo di Bruxelles di liberarli. Richiesta che ha già ricevuto un secco 'no'. 

A firmare l'appello sono stati una settantina di avvocati. I centri di detenzione ed espulsione erano stati uno dei punti di forza del precedente governo di centrodestra e avevano creato già aspre polemiche per alcuni casi che, secondo gli attivisti per i migranti, avevano portato a violazioni palesi dei diritti umani. Oggi al potere c'è un esecutivo di transizione, guidato dalla liberale Sophie Wilmès con l'appoggio dei socialisti, ma di chiudere i centri non se ne parla. 

Per gli avvocati, la questione è semplice: le detenzioni nei centri devono servire per legge a facilitare le espulsioni e pertanto devono essere di breve durata. Con le frontiere chiuse, questi limiti temporali non potranno essere rispettati, poiché di fatto i rimpatri sono bloccati. "Se l'espulsione diventa ipotetica o addirittura impossibile, la detenzione non è più legale", sottolineano gli avvocati nel loro appello.

I firmatari, incluse alcune ong come la Piattaforma civica di sostegno per i rifugiati, affermano anche che la detenzione continuata in centri chiusi non rispetta le direttive dell'Organizzazione mondiale della sanità volte a limitare i rischi di esportazione e importazione di Covid-19, in particolare a causa delle condizioni di promiscuità nei centri di detenzione. Oltre al rispetto della legge e della sicurezza sanitaria dei detenuti e del personale, gli avvocati sostengono che la chiusura dei centri eviterebbe molte procedure da parte del personale giudiziario, tanto più a fronte del lockdown deciso dalle autorità belghe per fermare l'avanzata del coronavirus.

Per il portavoce dell'Ufficio stranieri del ministero degli Interni, Dominique Ernould, "i centri sono stati drasticamente svuotati negli ultimi giorni. Ora sono occupati al 50% della loro capacità totale", e sarebbe stato fatto tutto il necessario per garantire il rispetto delle distanze sociali. L'Ufficio Immigrazione rileva inoltre che nessun caso di coronavirus è stato rilevato finora nei centri.

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