Martedì, 16 Luglio 2024
La lettera a Piantedosi

Migranti, il Consiglio d'Europa contro l'Italia: "Ritiri il decreto sulle ong"

La commissaria Mijatovic contesta anche gli sbarchi nei porti del centro e del nord ("prolunga la sofferenza") e il memorandum con la Libia

“Il decreto e la pratica di assegnare porti lontani per lo sbarco delle persone soccorse in mare rischiano di privare le persone in difficoltà dell'assistenza salvavita delle ong sulla rotta migratoria più mortale del Mediterraneo”. È un passaggio della lettera che la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha inviato al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Una lettera in cui si chiede all'Italia non solo "il ritiro o la revisione" del decreto sulle ong, ma anche di sospendere il memorandum con la Libia sul contrasto alla migrazione clandestina. Inoltre, si esprime preoccupazione per il modo in cui vengono compiuti i rimpatri "dall'Italia alla Grecia su navi private", ricordando la raccomandazione di Strasburgo "per porre fine ai respingimenti in Europa".

Il decreto

Dal Consiglio d'Europa arriva dunque una bocciatura a tutto tondo della politica italiana per il contrasto all'immigrazione illegale. Le critiche della commissaria Dunja Mijatovic riguardano innanzitutto il decreto sulle ong le cui dispozioni "potrebbero ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso delle ong e, quindi, essere in contrasto con gli obblighi dell'Italia ai sensi dei diritti umani e del diritto internazionale". Tale provvedimento "impedisce alle ong di effettuare salvataggi multipli in mare, costringendole a ignorare altre richieste di soccorso in zona se hanno già a bordo persone soccorse, anche quando hanno ancora la capacità di effettuare un altro soccorso. Rispettando questa disposizione, i comandanti delle ong verrebbero di fatto a non adempiere ai loro doveri di salvataggio ai sensi del diritto internazionale", spiega la commissaria ai diritti umani.

Porti lontani

Mijatovic contesta anche la pratica di assegnare alle navi che effettuano soccorsi porti distanti centinaia di chilometri da quelli più vicini ai luoghi di salvataggio: "Ciò prolunga la sofferenza delle persone salvate in mare e ritarda indebitamente la fornitura di un'assistenza adeguata per soddisfare i loro bisogni primari", esponendole a "potenziali pericoli di condizioni meteorologiche avverse" e "al rapido deterioramento della situazione sanitaria di tutti i soggetti coinvolti". La commissaria suggerisce (non senza amara ironia) una soluzione alternativa: "Mi sembra di capire che l'adozione di questa pratica sia nata dall'intenzione di garantire una migliore redistribuzione dei migranti e dei richiedenti asilo sul territorio nazionale - premette - Questo obiettivo, tuttavia, potrebbe essere raggiunto sbarcando rapidamente le persone soccorse e assicurandosi che vengano messe in atto disposizioni pratiche alternative per ridistribuirle in altre parti del Paese".

Il memorandum con la Libia

La commissaria punta il dito anche contro il controverso memorandum d'intesa con la Libia sul contrasto alla migrazione clandestina, che è stato di recente rinnovato dal governo Meloni. Già in passato, il Consiglio d'Europa aveva chiesto all'Italia di sospendere questo memorandum, una richiesta che viene ribadita nella lettera a Piantedosi: "Nonostante le prove considerevoli che documentano gravi violazioni dei diritti umani subite da rifugiati, richiedenti asilo, e migranti in Libia, finora non è stata intrapresa alcuna azione concreta per affrontare questo problema". 

La logistica della crudeltà

Infine, la commissaria chiede ulteriori informazioni "sui presunti rimpatri di persone dall'Italia alla Grecia su navi private, dove sarebbero state private della libertà in condizioni preoccupanti". Ricordando la raccomandazione di Strasburgo per porre fine ai respingimenti in Europa, Mijatovic sottolinea "che lo svolgimento di valutazioni individuali delle esigenze di protezione di ogni persona che arriva alla frontiera rimane una salvaguardia fondamentale contro il respingimento".

"Ong salvano vite umane"

In qualità di Stato membro del Consiglio d'Europa, si legge ancora nella lettera, "l'Italia dovrebbe creare un ambiente sicuro e favorevole per i difensori dei diritti umani, comprese le ong che salvano vite umane in mare. Quando sorgono problemi relativi alla conformità ai requisiti tecnici o amministrativi, questi dovrebbero essere risolti in uno spirito di cooperazione, consentendo alla nave di riprendere le sue operazioni il più rapidamente possibile". A causa della "riduzione delle operazioni statali di ricerca e salvataggio in mare, le ong hanno fornito un'assistenza inestimabile agli Stati membri per preservare la vita umana in mare", ricorda la commissaria. "Pertanto - conclude - invito il suo governo a prendere in considerazione la possibilità di ritirare il decreto o, in alternativa, di accogliere tutte le modifiche necessarie nel prossimo dibattito parlamentare per garantire che il testo rispetti pienamente gli obblighi dell'Italia ai sensi dei diritti umani e del diritto internazionale". 

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