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Migranti 'costretti' a restare in Italia. Colpa della burocrazia

L’iter per l’esame di una domanda d’asilo può durare anche tre anni, il doppio della Germania

Sono tantissimi i migranti che rimangono ‘incastrati’ in Italia nelle maglie della burocrazia, con i procedimenti per l’asilo che durano anni. Secondo i dati contenuti nel rapporto sull'efficienza della giustizia del Cepej, organo del Consiglio d'Europa, l'Italia è, dopo la Germania, il Paese che nel 2016 ha ricevuto il più elevato numero di ricorsi contro il rigetto di una domanda d'asilo. Ma è anche quello che, tra i sette membri del Consiglio d'Europa presi in considerazione, risulta essere al top per la durata dei procedimenti: tre anni e mezzo (1.343 giorni) contro i 769 giorni della Finlandia (seconda classificata) e l'anno e mezzo della Germania. L’organo per la prima volta ha domandato agli Stati di fornire informazioni che potessero chiarire "l'impatto che hanno sul sistema giudiziario i casi concernenti le richieste d'asilo e il diritto ad entrare e risiedere in uno Stato". Il Cepej osserva "che il numero di ricorsi contro il rifiuto di una domanda d'asilo ha avuto un impatto significativo solo su 7 (tra cui l'Italia, ndr) dei 21 paesi che hanno fornito informazioni", perché in ciascuno ha superato la soglia dei 5 mila.

In totale i tribunali italiani hanno ricevuto 53.462 ricorsi, contro i 181.996 della Germania, e i 39.986 della Francia, i cui tribunali tuttavia hanno anche ricevuto 28.511 ricorsi contro decisioni con cui venivano rifiutati l'ingresso o la residenza. Dal rapporto emergono tuttavia enormi differenze nella capacità di gestire questi ricorsi e nei tempi per arrivare a una decisione. I dati mostrano che i tribunali italiani sono tra quelli che hanno faticato di più a smaltire queste pratiche. Il tasso di 'smaltimento', cioè la capacità a chiudere entro l'anno tutti i casi ricevuti è pari al 27%. Per essere ottimale questo tasso deve essere almeno del 100%, ancora meglio se è superiore perché indica che non si sta creando dell'arretrato. Ma nessun paese, eccettuata la Francia, è riuscito a superare la soglia del 100%. La Finlandia è al 34%, la Germania al 59%, la Svezia al 62%, mentre il Belgio e la Svizzera sono a quota 90%. A rendere più difficile la situazione in Italia sono anche i tempi che il Cepej ritiene occorrano per arrivare a una decisione.

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