Migranti, Bruxelles: "Obbligatorio prendere impronte digitali ai minori". Ma Parlamento Ue e ong dicono no

La proposta della Commissione europea: “Così combattiamo la tratta”. Contrarie le organizzazioni per i diritti umani: “La coercizione equivale a una violenza e potrebbe traumatizzare i bambini”

Dopo le forti polemiche delle scorse settimane, la proposta della Commissione europea di introdurre l'obbligo per le autorità nazionali di raccogliere le impronte digitali dei migranti minori tra i 14 e i 18 anni, anche con la forza, ha subito un primo stop: il Parlamento Ue a larga maggioranza ha votato una risoluzione in cui si oppone a questa pratica. 

La proposta della Commissione

Sulla scorta del nuovo sistema Eurodac, che ha istituito una banca dati delle impronte digitali per i richiedenti asilo provenienti da paesi extra Ue, la Commissione europea aveva proposto di consentire alla polizia di rilevare le impronte digitali di bambini di età pari o superiore a 14 anni anche senza il loro consenso. Gli attivisti per i diritti umani hanno subito condannato l'idea, dicendo che la coercizione equivale a una violenza e potrebbe traumatizzare i bambini.

I minori non accompagnati

I difensori della proposta, di contro, sostengono che le impronte digitali possono aiutare a riunire le famiglie che sono state separate e a rintracciare i bambini che sono caduti nelle mani di bande criminali. L'Europol stima che tra il 2015 e il 2016, almeno 10mila minori non accompagnati sono scomparsi dai radar delle autorità nazionali europee. 

No alla coercizione

Le ong e il Parlamento europeo non contestano l'utilità delle impronte digitali, ma condannano l'uso della coercizione. “Uno dei motivi per cui i bambini cadono nelle reti criminali è perché non si fidano delle autorità. Se vuoi proteggerli, devi assicurarti che si sentano in un ambiente sicuro e usare la forza non ci aiuterà”, spiega Delphine Moralis, segretaria generale di Terre des Hommes, ong impegnata per i diritti dei minori. 

La detenzione dei minori

Nella sua risoluzione, il Parlamento europeo ha anche lanciato un duro monito agli Stati membri contro la detenzione dei minori migranti: “I minori non devono essere detenuti per fini di immigrazione” e la Commissione europea dovrebbe agire contro gli Stati membri dell’UE “in caso di detenzione prolungata e sistematica dei minori e delle loro famiglie”, ha dichiarato il Parlamento.

“La Commissione europea deve avviare procedure di infrazione contro gli Stati membri che continuano con la detenzione prolungata e sistemica dei bambini migranti – dice Birgit Sippel, eurodeputata del gruppo S&D - La paura di essere detenuti è una delle ragioni principali per cui i bambini stanno scomparendo dal sistema ed evitano quelle autorità che dovrebbero invece aiutarli”.

Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali nel settembre 2016 la Bulgaria era il paese con il maggior numero di bambini migranti detenuti, mentre in Grecia, Ungheria, Polonia e Slovacchia se ne registra ugualmente un numero elevato. Nessun minore invece è stato trattenuto nei giorni in cui sono stati effettuati controlli in loco a Cipro, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Irlanda, Malta, Spagna o Regno Unito.

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