Migranti, Amnesty denuncia: “Con rimpatri in Afghanistan, Europa mette a rischio migliaia di persone”

Secondo un rapporto dell'organizzazione per i diritti umani, “i governi dell'Ue stanno aumentando i rimpatri forzati di richiedenti asilo esattamente nei luoghi da cui erano fuggiti”

Vita a Kabul © European Communities , 2005/Photo: Bernard Vervoort

Nel 2015, Hadi decise di fuggire dall'Afghanistan. Era stato rapito, picchiato e rilasciato dopo il pagamento di un riscatto. Decise che la sua famiglia non poteva continuare a vivere in quell'inferno. E con la moglie Sadeqa (il nome è di fantasia) e i figli, intraprese un viaggio pericoloso durato mesi, fino in Norvegia. Le autorità di Oslo, pero', respinsero la loro richiesta d'asilo: “Potete essere rimpatriati a forza o accettare 10.700 euro in cambio del ritorno 'volontario' in Afghanistan”. Tornarono nel paese da cui erano fuggiti: pochi giorni dopo Hadi venne ucciso. La moglie Sadeqa ora ha persino paura di recarsi a pregare sulla sua tomba. 

Questa è solo una delle migliaia di storie denunciate da Amnesty International nel suo rapporto intitolato “Forced back to danger: asylum-seekers returned from Europe to Afghanistan”. Per Amnesty, i governi europei hanno "messo a rischio la vita di migliaia di afghani attraverso il rimpatrio forzato in un paese dove corrono il pericolo di essere rapiti, torturati, uccisi e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani". Il rapporto racconta le storie orribili di afgani rimpatriati da Germania, Norvegia, Olanda e Svezia e che sono stati uccisi, sono rimasti feriti in attentati o sono costretti a vivere nella costante paura di essere perseguitati a causa del loro orientamento sessuale o della loro conversione al cristianesimo.  

Livelli record di violenza 

"Determinati ad aumentare il numero dei rimpatri – dice  Anna Shea, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati - i governi europei stanno attuando una politica tanto sconsiderata quanto illegale. Cinicamente ciechi di fronte al livello record di violenza e all'evidenza che nessun luogo dell'Afghanistan è sicuro, mettono le persone in pericolo di subire rapimenti, torture, uccisioni e altri orrori". Tra gli afgani rimpatriati a forza dall'Europa c'erano anche minori non accompagnati e minorenni diventati adulti quando sono arrivati nel continente europeo. Diverse persone hanno raccontato ad Amnesty International di essere stati rimpatriati in zone dell'Afghanistan in cui non erano mai stati, nonostante la situazione di pericolo e l'impunità per violazioni dei diritti umani come la tortura. 

L'aumento dei rimpatri

Secondo dati ufficiali dell'Unione europea, scrive Amnesty, tra il 2015 e il 2016 il numero degli afgani rimpatriati dagli Stati membri è quasi triplicato: da 3.290 a 9.460. Questo aumento corrisponde a un marcato calo delle domande d'asilo accolte: dal 68 per cento del settembre 2015 al 33 per cento del dicembre 2016. Nello stesso periodo, secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama), è aumentato anche il numero delle vittime civili. 

La denuncia di Amnesty riapre le polemiche contro le politiche dei paesi Ue in tema di immigrazione. Nei giorni scorsi, a finire nel mirino delle associazioni umanitarie era stata proprio l'Italia, “responsabile” di aver stretto accordi con la Libia per fermare le rotte dei migranti verso le coste siciliane.   

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