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Lunedì, 20 Maggio 2024
Viaggio fatale / Grecia

Migrante ucciso in mare dalla guardia costiera, la famiglia verrà risarcita

La Corte europea dei diritti umani ha condannato la Grecia per uso "non necessario" della forza. Il siriano, che era su una barca con altri migranti, fu ferito ed è morto per le gravi lesioni

Una violenza "assolutamente non necessaria" né proporzionata quella utilizzata dalla Guardia costiera greca, quando nel 2014 ha deciso di sparare contro un'imbarcazione di migranti. A pagarne le spese è stato un siriano, morto mesi dopo in seguito alle gravi lesioni. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani (Cedu), che a Strasburgo ha condannato la Grecia per la violazione del diritto alla vita, sotto il profilo sostanziale e procedurale, dell'uomo che si trovava sull'imbarcazione e venne ferito mortalmente dagli spari. I giudici hanno stabilito un risarcimento pari ad 80mila euro destinato alla moglie e ai figli, che già vivevano in Svezia all'epoca dei fatti.

L'incidente a poca distanza dalla costa

La sentenza riguarda il caso Alkhatib e altri contro la Grecia. Il caso riguardava una grave ferita da arma da fuoco subita da un membro della famiglia dei ricorrenti il 22 settembre 2014 nei pressi dell'isola di Pserimos, quando un'imbarcazione che trasportava persone illegalmente in Grecia venne intercettata dalla Guardia costiera ellenica. La motovedetta, che stava pattugliando con un equipaggio di due persone, ha avvistato un motoscafo privo di segni distintivi e di bandiera, che stava entrando nel golfo di Vassiliki a circa 500 metri di distanza dalla costa nord-orientale dell'isola. Il comandante della Guardia costiera aveva ordinato al motoscafo di fermarsi, ma chi guidava il motoscafo coi migranti non si era adeguato, lanciandosi in manovre pericolose da cui era derivata una lacerazione della camera d'aria della motovedetta.

Spari sul motoscafo coi migranti

A quel punto, si legge nella sentenza, il comandante aveva ordinato al pilota di sparare alcuni colpi di avvertimento, ma il motoscafo coi migranti comunque non si era fermato. Il comandante ordinò quindi al collega di colpire il motoscafo per metterlo fuori uso. Dal rapporto stilato il giorno dell'incidente risulta che, in totale, "sono stati sparati sette colpi di avvertimento" e "13 colpi mirati al motore del motoscafo", cioè un caricatore completo di 20 proiettili. Delle 14 persone a bordo risultarono gravemente feriti due cittadini siriani: uno era stato colpito alla spalla e l'altro, Belal Tello, era stato colpito alla testa. Trasportato in terapia intensiva presso l'ospedale di Rodi, Tello venne poi trasferito in Svezia dove già abitavano la moglie e due figli (i ricorrenti del caso). Nonostante le cure, Tello morì il 17 dicembre 2015 per le gravi lesioni riportate dall'incidente con la guardia costiera. 

Le violazioni della Grecia

Secondo i giudici, la violazione sostanziale deriva dal fatto che il governo greco non aveva introdotto una legge che regolasse l'uso della forza potenzialmente letale nell'ambito delle operazioni di sorveglianza marittima. La Corte evidenzia inoltre che la guardia costiera, presumendo che l'imbarcazione trasportasse passeggeri, non aveva esercitato la necessaria vigilanza per ridurre al minimo i rischi per la vita dei passeggeri. Per quanto riguarda l'aspetto procedurale, la Corte ha osservato che vi furono numerose carenze nell'indagine condotta dalle autorità nazionali, che avevano comportato la perdita di prove, influendo sull'adeguatezza dell'indagine. 
 

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