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Giovedì, 27 Gennaio 2022
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La piccola Lituania sfida la Cina. E Taiwan la premia con 1 miliardo di investimenti e una fabbrica di microchip

Il Paese Ue ha consentito l’apertura dell’ufficio di rappresentanza del governo non riconosciuto da Pechino. Dopo le ritorsioni commerciali del Dragone, è arrivata la ricompensa di Taipei

Quanto conviene a un Paese Ue aiutare Taiwan facendo un dispetto alla Cina? La domanda più che legittima trova risposte contrastanti se si va a guardare al recente scontro tra la Lituania e Pechino, le cui conseguenze hanno già portato a diversi colpi di scena. L’ultimo in ordine di tempo è l’indiscrezione, riportata ieri dal giornale online Politico, che Taiwan starebbe valutando di investire svariati milioni di euro nella repubblica baltica per mettere su un impianto di produzione dei preziosi microchip, essenziali per il funzionamento di una vastissima gamma di beni e macchinari, dalle auto agli smartphone passando per i computer e gli elettrodomestici. La scommessa industriale sarebbe parte del piano di investimenti da 200 milioni di euro dedicato alla Lituania e già annunciato da Taipei.

Nelle ultime ore Taiwan ha alzato la posta con il lancio di un programma da un miliardo di dollari per finanziare progetti congiunti tra società lituane e taiwanesi. Le risorse verranno erogate da un fondo di credito che si concentrerà sullo sviluppo dei semiconduttori, ma anche delle biotecnologie, dei satelliti, di attività finanziarie e della ricerca scientifica.

La carenza di chip e semiconduttori è uno dei tanti effetti collaterali della crisi economica innescata dal Covid-19 e l’industria mondiale risente da mesi di tale mancanza di materie prime che ne hanno rallentato i ritmi di produzione. Taiwan è notoriamente il leader mondiale nella produzione di microchip, nonché la patria dell’ineguagliabile industria globale dei semiconduttori, la Taiwan semiconductor manufacturing company (Tsmc) che da sola rappresenta oltre il 50 per cento del mercato mondiale dei materiali necessari alla produzione di chip. Di qui l’idea del governo di Taipei - non riconosciuto dalla Cina, che rivendica completa sovranità sull’isola - di premiare il suo nuovo alleato Ue con uno stabilimento che regalerebbe alla Lituania un’inattesa centralità nell’industria elettronica europea. 

Il governo di Vilnius è infatti entrato nelle grazie di Taipei dopo che la Lituania ha consentito l’apertura nel suo territorio dell’ufficio di rappresentanza di Taiwan. Una scelta subito sanzionata dalla Cina con la chiusura del suo mercato alle merci provenienti dal Paese Ue. Una ritorsione che non ha trovato una risposta immediata da parte della Commissione europea, salvo una proposta per evitare che tali rappresaglie commerciali avvengano in futuro. L’isolamento in Ue aveva portato il presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, a dire che l’apertura dell’ufficio di rappresentanza taiwanese a Vilnius era stato “un errore”. Parole che hanno spinto Taiwan a mettere sul piatto 200 milioni per “alleviare il dolore per il suo più tenace alleato europeo”, ha spiegato Politico. I piani di investimento di Taiwan in Lituania non sono ancora stati finalizzati, ha aggiunto la testata di Bruxelles, in attesa di studi che saranno condotti da un team di esperti taiwanesi entro i prossimi mesi. Ma gli investimenti sono stati confermati dai diplomatici di Taiwan, magari nella speranza di convincere altri Paesi Ue a riconoscere lo Stato insulare.

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