Michel alla guida del Consiglio: “Ue non diventi vittima della guerra fredda tra Usa e Cina”

Il nuovo presidente entra in carica e prende il posto di Donald Tusk: “Immigrazione tema sensibile, cercherò di garantire l'unità”

Michel e Tusk - foto Ansa EPA/OLIVIER HOSLET

È il giorno del passaggio di consegne a Bruxelles per la guida del Consiglio europeo. Il presidente uscente, il polacco Donald Tusk, ha ceduto il posto al suo successore designato, Charles Michel.

Belgio piccola Europa

L'ex premier belga metterà a frutto l'esperienza maturata nel suo Paese per guidare il consesso che riunisce i capi di Stato e di governo dell'Ue. Per cinque anni "ho fatto il premier in Belgio, un ruolo che richiede molta creatività e abilità da pontiere. La nostra comunità fiamminga assomiglia molto al Nord-Europa, all'Olanda, mentre la parte francofona è più simile al Sud-Europa. C'è molta diversità nel nostro Paese, molte nazionalità: siamo una sorta di mini-Europa... Ecco perché credo di aver maturato un'esperienza utile per questo mio nuovo ruolo", ha detto in una intervista a "La Stampa".

Le sfide

L'ex premier belga proverà a unire i partner indicando le sfide globali che sono all'orizzonte. "Il prossimo anno proporrò al Consiglio di introdurre un dibattito strutturato sulla strategia europea in politica estera". Michel ha spiegato in che direzione bisogna andare. "Nel medio e nel lungo periodo c'è il rischio di una nuova Guerra Fredda tra Stati Uniti e Cina. E l'Europa rischia di diventare il danno collaterale di questo futuro conflitto. Non credo che il nostro destino sia quello di diventare un 'junior partner' a livello internazionale. Dobbiamo avere una chiara visione sulle nostre priorità riguardo all'Africa, alla Cina, agli Stati Uniti e anche al Regno Unito". L'Ue di fronte a questa possibile Guerra Fredda deve "sviluppare una sua strategia. Non possiamo permetterci di diventare la vittima collaterale di un possibile accordo commerciale tra Cina e e Stati Uniti. Sul commercio, così come sul clima e sulla politica estera, dobbiamo agire per promuovere i nostri interessi. Non possiamo soltanto aspettare di reagire al referendum sulla Brexit, ai tweet di Trump o alle iniziative turche in Siria: dobbiamo definire la nostra agenda politica. Sul Clima è il momento di lanciare un progetto tipo 'uomo sulla Luna' per far diventare l'Europa leader dell'innovazione 'green'".

Turchia

Quanto alla Turchia, "il dialogo con Ankara è difficile. Da un lato c'è il processo di allargamento che è in stand-by. Da un altro l'importante accordo sull'immigrazione. E poi la Turchia è membro della Nato. Un dialogo è quindi necessario. Purtroppo, in Siria, per l'Europa non è stato possibile giocare un ruolo forte. Ma sarà una lezione per il futuro: a livello esterno bisogna agire con maggiore audacia". Per farlo serve unità, una cosa che spesso manca al tavolo del Consiglio europeo... "In realtà io ho l'impressione che le cose siano migliorate negli ultimi 2-3 anni, che ci sia più fiducia. Il momento più difficile è stato con le discussioni sull'immigrazione. Non c'erano margini di dialogo, solo slogan e argomentazioni semplicistiche. C'era molto nervosismo e distanza tra i Paesi". "Paradossalmente credo che la Brexit abbia giocato un ruolo importante: è servita a unirci".

Il nodo migranti

Sull'immigrazione, però, i nodi restano. Tusk ha sempre spinto per approvare la riforma di Dublino all'unanimità, quando invece basterebbe la maggioranza qualificata. "Io voglio garantire l'unità. L'immigrazione è un tema sensibile ed è importante favorire il dialogo tra i Paesi: non credo che mettendo qualcuno nell'angolino si possa ambire a un accordo forte. Dobbiamo innanzitutto proteggere meglio le nostre frontiere. Poi cercare di dare tutti la stessa interpretazione del concetto di solidarietà. E infine stringere una forte alleanza con l'Unione africana, più di una partnership. Non soltanto sul tema immigrazione".

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