Altro che #MeToo, la Bulgaria dice no al trattato contro le violenze sulle donne

Il governo di Sofia cede alle spinte dell'estrema destra, contraria alla ratifica della Convenzione di Istanbul che mira a contrastare abusi e molestie. Anche la Chiesa ortodossa si oppone: “Rischia di aprire la strada ai matrimoni gay” 

© European Union , 2018 / Source: EC - Audiovisual Service

Fino a giugno guiderà il Consiglio dell'Unione europea. Ma il ruolo di responsabilità non sembra avere smorzato le spinte verso l'estrema destra del governo bulgaro, che, per voce del suo premier Boyko Borissov, ex guardia del corpo “prestata” alla politica, ha annunciato che non procederà alla ratifica della Convenzione di Istanbul, ossia il trattato europeo volto a prevenire e combattere la violenza contro le donne.

Chiesa ortodossa ed estrema destra contro 

“Adotteremo la Convenzione di Istanbul solo se ci sarà un consenso nella società bulgara”, ha detto Borissov alla televisione bulgara. E siccome la “società bulgara” a cui si riferisce è rappresentata dal partito di estrema destra Patrioti Uniti, che sostiene il suo governo, e dalla potente Chiesa ortodossa locale, la ratifica del trattato è ben più che compromessa. Almeno per il momento. 

Il governo bulgaro accusato di machismo, ma... Il video della polemica

Il governo di Borissov ha presentato al parlamento nazionale la convenzione del Consiglio d'Europa, nota come Convenzione di Istanbul, il mese scorso. Un voto sul trattato avrebbe dovuto svolgersi a gennaio, ma è stato rinviato per consentire più tempo per il dibattito.

Rischio crisi di governo

Volen Siderov, uno dei leader dei Patrioti Uniti, ha avvertito che se Borisov continuerà a chiedere l'approvazione del trattato, la coalizione di governo potrebbe crollare, provocando elezioni parlamentari anticipate. Un'eventualità poco confortante per il paese, soprattutto in un momento in cui Borisov, da presidente di turno del Consiglio Ue, cerca di ritagliare per sé e per la Bulgaria maggiori spazi di manovra politica in Europa. 

Contro la Convenzione di Istanbul si sono espressi diversi gruppi religiosi bulgari, compresa la Chiesa ortodossa, che considera il trattato contro le violenze sulle donne una sorta di cavallo di Troia verso la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Anche il presidente bulgaro Rumen Radev ha parlato contro il trattato, secondo quanto riferito dalla Reuters, affermando che in realtà non ha impedito la violenza, perché il problema esiste ancora nei paesi che lo hanno ratificato.

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Chi manca all'appello

La Convenzione di Istanbul prevede impegni da parte dei paesi membri del Consiglio d'Europa (da non confondere con l'Ue) per attuare misure volte a prevenire la violenza contro le donne, proteggere le vittime e perseguire i perpetratori. L'Unione europea ha firmato la convenzione l'anno scorso, ma la Bulgaria non è il solo paese Ue in ritardo sulla ratifica: al trattato mancano ancora le firme di Regno Unito, Irlanda, Croazia e Grecia.

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