Dal Mes al “bilancio di guerra”: tutte le ipotesi sul tavolo Ue contro la crisi del coronavirus

I Paesi mediterranei insistono sugli eurobond, mentre i nordici preferiscono un maxi-prestito soggetto al Memorandum che firmò Atene. E anche se le istituzioni di Bruxelles lavorano per ricucire lo strappo, il vertice dei leader potrebbe slittare a dopo Pasqua

Con l’avvicinarsi della riunione tra leader Ue, la prima dopo lo strappo tra Paesi mediterranei e Stati nordici, sale la tensione sulla soluzione economica verso la quale tutti gli attori europei dovranno convergere per superare, nel più breve tempo possibile, la crisi causata dal coronavirus. Le due soluzioni più evocate, rimangono anche le più controverse. Da una parte l’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità già usato all’indomani della crisi del debito greco, che consente di erogare centinaia di miliardi a vantaggio di un Paese in difficoltà, sottoscrivendo la non trascurabile condizione di farsi sostanzialmente commissariare la politica economica per gli anni a venire. Dall’altra la possibilità di emettere titoli comuni dell’eurozona, i famosi eurobond, per permettere agli Stati di indebitarsi sulle spalle di tutte le economie europee, incluse le più virtuose. Tra queste due posizioni - opposte e inconciliabili - le mediazioni sul tavolo. 

Quella del Mes con le condizionalità è l’opzione preferita dai Paesi nordici, capitanati dai ‘frugali’ Olanda, Austria, Finlandia e Svezia, ma quest’ultima - non facendo parte dell’eurozona - risulta meno interessata dagli altri a fermare gli eurobond. Più articolata è la posizione della Germania. I tedeschi sono storicamente i portabandiera della politica di austerità e delle regole di bilancio, quelle del trattato di Maastricht e del Fiscal Compact, tanto care agli altri Stati nordici. Ma il quadro politico tedesco di oggi non è più lo stesso del 2011, e la dottrina economica ‘merkeliana’ deve fare i conti con gli alleati di Governo socialdemocratici e con la dura opposizione pro-Europa e pro-eurobond del partito dei Verdi.

Questi ultimi non fanno mistero di sostenere la soluzione più solidale possibile nei confronti dei Paesi mediterranei, e lo stesso potrebbe dirsi anche dei socialdemocratici, che però lavorano a una sintesi tra Nord e Sud Europa. “Io sono favorevole agli eurobond - sostiene il co-presidente del Partito socialdemocratico tedesco (Spd), Norbert Walter Borjans - ma dico anche che la gravità della situazione non consente di accapigliarsi su questioni di principio. Per questo dovremmo procedere su un doppio binario”. 

“Se le resistenze su crediti comuni non si possono superare in fretta - prosegue - dobbiamo modificare gli strumenti attuali. Una strada pragmatica: anzitutto attivare e completare il Mes, senza le umilianti misure punitive del passato. Ciò - spiega il politico tedesco in due interviste a Messaggero e Repubblica - garantirebbe rapidamente la liquidità necessaria. Avremmo così il tempo di batterci per i Covid-bond, il volume necessario, la durata e la debita correttezza, affinché tutti gli Stati ricevano il necessario sostegno senza sottostare a condizioni indegne”. “C'è chi ancora non ha capito la gravità della situazione”, sostiene il socialdemocratico, che poi sottolinea: “Se la Cina aiuta l'Italia non è per altruismo, dietro ci sono interessi brutali”. “Quello di cui l'Italia ha bisogno - conclude - è una obbligazione comune, ampia, senza condizionalità. E più da mille miliardi che da 10. E con scadenza a 20 anni, non a 2”. 

La posizione dei socialdemocratici tedeschi, per un Mes senza condizionalità che apra i covid o coronabond, potrebbe trovare l’ok di Parigi e Madrid, ma - stando a quanto dichiarato finora - non soddisferebbe le aspettative italiane, piuttosto allergiche a ogni soluzione che coinvolga il Mes. 

“L'impennata in due settimane dei numeri americani sulla disoccupazione conferma la necessità di reagire subito e in maniera coordinata alle conseguenze della pandemia”, ha scritto nel weekend l’ex premier italiano Paolo Gentiloni, oggi commissario europeo all’Economia. Assieme al collega di Commissione Thierry Breton, titolare del Mercato interno nell’esecutivo Ue, Gentiloni porta avanti l'idea di “un fondo europeo espressamente concepito per emettere obbligazioni a lungo termine”. “Sarebbe d'altronde assolutamente possibile - scrivono i due - destinare a un tale strumento di finanziamento non convenzionale delle risorse di bilancio e dotarlo di una governance che consenta di evitare qualsiasi moral hazard, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo dei finanziamenti che potrebbero essere strettamente circoscritti agli investimenti comuni di rilancio industriale legati alla crisi attuale”. 

Secondo Gentiloni e Breton, per superare la recessione dovuta al Covid-19 potrebbero servire tra i 1.500 e 1.600 miliardi di risorse finanziarie complementari da iniettare direttamente nell'economia reale. Occorrerà, inoltre, fare in modo che Paesi come l'Italia e la Spagna non subiscano attacchi speculativi delle Borse, sempre restie a dare fiducia alle economie con debiti alti e in forte crescita, come quelli dei due Stati mediterranei.

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Non è ancora dato a sapere cosa ne pensi il Governo italiano di quest’ultima proposta, una delle più vicine mediazioni alla posizione ufficiale dell’esecutivo di Giuseppe Conte, sostenitore degli eurobond. Ma ad addolcire l’intransigenza italiana manifestata nel corso dell’ultima riunione del Consiglio europeo, potrebbe arrivare in soccorso il ‘piano Marshall’ al quale sta lavorando la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, assieme al numero uno del Consiglio, Charles Michel. Rievocando il maxi-investimento degli americani nelle economie dell’Europa occidentale all’indomani dei fatti tragici dell’ultimo conflitto mondiale, la Commissione sta pensando inserire il piano di ripresa straordinario all’interno del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, meglio noto come bilancio Ue. Uno strappo tra ‘frugali’ e mediterranei si era già consumato anche su questo capitolo nel corse dell’ultimo incontro di persona tra i leader europei, avvenuto a cavallo tra il 20 e 21 febbraio. Tale incontro è stato il teatro di scontro tra due idee differenti di Europa e di bilanci comunitari. Il vertice si concluse in un nulla di fatto, mentre dall’Italia arrivavano le prime notizie sui due focolai di Codogno e Vo Euganeo. Chissà se un mese e mezzo di lotta contro il coronavirus sarà servito a far tornare l’armonia tra i leader Ue, che ormai si vedono solo tramite schermi e webcam. I segnali, per il momento, vanno esattamente nella direzione opposta.

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