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Lunedì, 27 Giugno 2022
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Gaffe omofobe e liberismo: chi è Friedrich Merz, il nuovo leader della Cdu tedesca

Per anni il grande antagonista di Angela Merkel, adesso proverà a risollevare il partito che fino a pochi mesi fa ha guidato l'Europa

Fredrich Merz si prende la CDU, dopo averci provato nel dicembre 2018 e nel gennaio di quest'anno. In entrambi i casi venne sconfitto, ma a votare in entrambi i casi furono i delegati. Che non se la sentirono, soprattutto nel 2018, di voltare le spalle ad Angela Merkel mettendo a capo della CDU il suo storico rivale, proprio quel Friedrich Merz che anni fa lasciò la politica attiva perché in disaccordo con la cancelliera. Così nel 2018 si affermò Annegret Kramp-Karrenbauer e quest'anno Armin Laschet. In entrambi i casi Merz incassò e negli ultimi mesi ha anche provato ad aiutare Laschet nella campagna elettorale. Inutilmente.  

Questa volta, però, a votare erano direttamente gli iscritti e il risultato è stato chiarissimo: Merz supera il sessanta percento e s'impone su Norbert Röttgen (poco più del venticinque percento) e Helge Braun, fino a poche settimane fa potente capo della cancelleria nel governo Merkel, che arriva appena al dodici per cento. Un risultato che evita, visto che è stata raggiunta la maggioranza assoluta, il ballottaggio e proietta Merz ad essere incoronato al congresso di gennaio Vorsitzende, presidente della CDU. Soddisfazione nella CDU anche per l'elevata partecipazione al voto: quasi 250.000 iscritti hanno votato, pari a oltre il sessantasei percento degli aventi diritto. Una ragione, finalmente, di gioia dopo la batosta elettorale.

Merz, dunque, si prende il partito in uno dei momenti più complicati per la CDU nella sua storia recente. Dopo sedici anni di governo Merkel, il partito guidato da Armin Laschet ha perso le elezioni a favore dei socialdemocratici della SPD. Laschet a gennaio venne eletto, imponendosi anche su Merz, promettendo proprio la continuità con le otiche di Merkel. Ma, complici anche gli scandali che hanno attraversato la CDU nell'ultimo anno (legati alla presunta corruzione negli acquisti di beni essenziali per il contrasto alla pandemia, come le mascherine), Laschet non è mai riuscito a decollare nei sondaggi. Certo, fino alla scorsa estate non era nemmeno in svantaggio e sperava di poter condurre una campagna elettorale tutto sommato tranquilla. Poi una serie di gaffe, indecisione sul programma, incapacità di trascinare il proprio elettorale e un avversario come Scholz che si è presentato come il vero erede di Angela Merkel, della quale è stato vice e ministro delle finanze. Quello di settembre, quindi, è sembrato a molti un voto su chi fosse più idoneo a sostituire Merkel. E, com'è noto, lo ha vinto Scholz.

A questo punto era quasi evidente che il partito scegliesse la rottura e si affidasse a Merz. Troppo opachi erano i suoi due avversari, per quanto preparati e competenti. Mentre del neo presidente è nota la radicalità in economia e formose sono le sue critiche ai governi Merkel: per ultima la gestione economica della pandemia, con troppe risorse impiegate per tenere in piedi aziende a suo dire già "cotte" e che non dovevano essere salvate dall’intervento dello Stato.

Parole di circostanza del nuovo presidente, che ha ringraziato gli iscritti, il suo team e i suoi avversari. "Vogliamo dimostrare che la CDU è un partito vivo, sapremo esserlo anche all'opposizione" ha detto subito dopo l'annuncio del voto. Ha poi dato appuntamento per il prossimo gennaio quando si terrà il congresso chiamato a ratificare questo voto degli iscritti, che dal punto di vista statutario è una sorta di referendum non vincolante e che deve essere assunto dai delegati di un congresso vero e proprio. Un passaggio certamente non solo simbolico e rituale: Merz sa che molti nel partito non sono mai stati suoi sostenitori e che ha vinto solo grazie alla popolarità di cui gode tra gli iscritti. Per questo ha anche dribblato le prime domande sugli altri incarichi (sul tavolo c'è la nomina del nuovo capogruppo al Bundestag, un incarico in Germania molto importante e di grandissima responsabilità) e ha invitato tutti alla collaborazione, assicurata dai due sconfitti.

Quella di Merz è una scelta certamente di rottura con il recente passato (Laschet) e con i sedici anni di Angela Merkel. Forse, dopo la sconfitta elettorale, era anche ovvio che gli iscritti scegliessero un taglio netto con il passato. E certamente Merz, al di là di come viene spesso dipinto, ha saputo in questi ultimi anni cambiare, rinnovare il suo conservatorismo e aprirsi, almeno formalmente, alla complessità della società tedesca di questi anni. Sebbene sia spesso incappato in gaffe e assurde dichiarazioni che gli hanno fatto più di una volta perdere consenso (famosa la sua uscita sugli omosessuali, che a suo dire "non sono un problema finché stanno lontani dai bambini", che fece schiumare di rabbia il collega di partito e ministro della salute Jens Spahn, omosessuale dichiarato).

Non è contro l'Europa, come spesso è stato dipinto, e anzi sostiene un'integrazione soprattutto sul fronte industriale e imprenditoriale, molto simile a quella che l'attuale governo sembra voler perseguire, come dimostra il patto della coalizione di SPD, liberali e verdi. Fa propri, certamente, alcuni assunti tipici degli economisti più liberisti (suo pallino è una radicale trasformazione del sistema sanitario, quasi una sua completa privatizzazione), ma è anche molto attento al ruolo dello Stato e alle sue prerogative, anche nella pianificazione di alcuni progetti strategici (su tutti la digitalizzazione).

Merz è, però, anche un politico 'anziano', della stessa generazione di Merkel, forse incapace di essere quel volto nuovo di cui i conservatori tedeschi avrebbero bisogno per una trasformazione profonda e di successo. Un uomo non in grado di portare la CDU a superare il guado nel quale si trova, senza tornare a vecchi programmi anacronistici: questa la critica più ascoltata. Merz nel 2025 avrà settant'anni: un'ultima occasione per scrollarsi di dosso l'ombra di Merkel e puntare alla Cancelleria?

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