Merkel critica il bando di Trump da Twitter: "Mossa problematica"

Critiche anche dal commissario Ue Thierry Brenton: "È l'11 settembre dei social network". Si moltiplicano in Europa le richieste di una legislazione che chiarisca il ruolo e la responsabilità delle piattaforme

La decisione di Twitter e di altri social media di oscurare a tempo indeterminato i profili del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo i disordini di Capitol Hill continua a suscitare reazioni contrastanti sul palcoscenico politico europeo. Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel la decisione di sospendere l’account Twitter di Trump solleva quantomeno preoccupazioni sulla libertà di parola. Steffen Seibert, portavoce della cancelliera, ha ribadito che per Berlino “il diritto alla libertà di opinione è di fondamentale importanza”. Per questo “la cancelliera ritiene problematico che gli account del presidente siano stati definitivamente sospesi”.

Le critiche di Merkel

Merkel preferisce invece la scelta adottata precedentemente da alcuni social media, come Twitter, di segnalate i post che contengono informazioni imprecise o palesi fake news. Tuttavia, le eventuali limitazioni alla libertà di espressione dovrebbero essere decise dalla legge e non dalle società private, è la considerazione attribuita alla leader tedesca. Un tema sul quale sembra convergere anche l’altro grande partito della scena politica tedesca, nonché alleato di Governo di Merkel.

I pericoli per la democrazia

“Il divieto di Twitter è problematico perché dobbiamo chiederci su quale base sia stato fatto, su quali leggi e cosa significhi per le azioni future delle piattaforme dei social media” ha detto all’agenzia Deutsche Welle Jens Zimmermann, deputato del Partito socialdemocratico. “Stiamo parlando del Capo di Stato di un Paese democratico”, ha sottolineato Zimmermann. “Donald Trump non è mai stato molto popolare in Germania”, ha ricordato il socialdemocratico, “tuttavia, questo potrebbe accadere a qualcun altro che ha vinto le elezioni”.

"L’11 settembre dei social media"

Gli echi della polemica si sono fatti sentire anche in Italia, dove il filosofo Massimo Cacciari ha sottolineato, in un'intervista all'agenzia AdnKronos, tutte le sue perplessità sul potere di Twitter di imbavagliare l’uomo più potente della Terra, definendo la scelta dei social “uno dei sintomi più inauditi del crollo delle nostre democrazie”. A livello europeo chi si pone il problema più di altri è il commissario al Mercato interno Thierry Breton. In un editoriale pubblicato dalla testata Politico, il francese ha definito gli scontri di Capitol Hill e quello che è avvenuto subito dopo come “l’11 settembre dei social media”. 

Le nuove regole Ue

Con la loro azione, Twitter e Facebook “hanno riconosciuto la loro responsabilità, il dovere e i mezzi per prevenire la diffusione di contenuti virali illegali”. “Non possono più nascondere la loro responsabilità nei confronti della società sostenendo che si limitano a fornire servizi di hosting”, ha scritto Breton. La legge americana “che fornisce alle società di social media l'immunità dalla responsabilità civile per i contenuti pubblicati dai propri utenti è crollata”, ha avvertito il commissario che guarda con speranza alle nuove regole Ue. Queste definiscono un concetto chiaro: “Ciò che è illegale offline dovrebbe essere illegale anche online”, scrive Breton. La nuova disciplina europea, “stabilendo uno standard e chiarendo le regole”, ha il potenziale “di diventare una riforma democratica fondamentale al servizio delle generazioni a venire”, conclude Breton.

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