Merkel al posto di Juncker per superare lo stallo sulla futura Commissione Ue

I nomi proposti in campagna elettorale dai principali gruppi politici, gli Spitzenkanditat, potrebbero non superare i veti incrociati dei leader dei 28 Stati memnri. Pesa il braccio di ferro tra Berlino e Parigi. Che potrebbe risolversi con una discesa in campo della cancelliera

I candidati designati dai partiti politici durante le elezioni per la Commissione europea non sono un obbligo. E’ quello che tutti, in Parlamento e in Consiglio Ue, dai presidenti dei gruppi parlamentari ai capi di Stato e di governo dell’Unione europea, hanno non solo lasciato intendere, ma detto a chiare lettere in occasione del vertice informale dei leader convocato per fare il punto della situazione dopo le elezioni europee. Un esito, quello del summit, che certifica lo stallo sulla nomina del successore di Jean-Claude Juncker. Stallo dietro il quale c'è il braccio di ferro tra Francia e Germania. Che potrebbe risolversi, è la voce che gira da tempo a Bruxelles, con la discesa in campo della stessa Angela Merkel per la leadership dell'esecutivo comunitario 

Il summit

A sintetizzare il processo politico in corso, al termine di una giornata di incontri, il presidente del Consiglio europeo. Per la nomina del prossimo presidente della Commissione europea, scandisce Donald Tusk, “non ci sono automatismi, nessuno è escluso”. Nel processo di rinnovo dei vertici istituzionali comunitari “essere un candidato designato non è una discriminante, e magari potrebbe essere un valore aggiunto”. Tuttavia, ricorda il polacco, “le regole sono chiare: il Consiglio deve proporre, il Parlamento deve nominare”.

Il Consiglio è diviso. Ci sono almeno cinque Paesi che non gradiscono quello che nel gergo di Bruxelles viene definito Spitzenkandidat, il candidato indicato dai partiti, appunto. La Francia è tra questo gruppo di Stati, costituito anche dal blocco di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria). E cosi' le chance dei principali candidati (Manfred Weber in testa poiché esponente del Ppe, primo partito a oggi per numero di euroedeputati, seguito da Frans Timmermans per i socialisti, Margarethe Vestager per i liberali e Ska Keller per i Verdi)

Le mire di Macron

Va poi considerato che in questo momento la famiglia politica liberale vive un momento di rinnovata e maggiore forza: mentre popolari e socialdemocratici hanno perso seggi (-30 e -40 rispettivamente), l’Alde li ha guadagnati (+30), e vanta ben nove leader (Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Slovani, più la Francia di Emmanuel Macron vicina alla famiglia dell’Alde), quanti quelli del Ppe (Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Germania, Irlanda, Lettonia, Romania e Ungheria) e più dei socialdemocratici (Malta, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia più l’uscente Alexis Tsipras in Grecia).

Equilibri che spingono i liberali a utilizzare la posizione di forza per esercitare il ruolo dei nuovi ‘mazzieri’ europei. Ufficialmente sono tutti d’accordo nel dire che bisogna quanto meno provare a esplorare la via degli Spitzenkandidat, ma nessuno si vuole legare le mani. Al contrario, ognuno se le vuole tenere libere. Dal vertice informale, dove nessuno dei leader ha azzardato per ora a fare nomi, giunge un segnale di resa.

L'ipotesi Merkel

Andrej Plenkovic, primo ministro croato e membro del Partito popolare europeo, riassume la linea del partito. “La posizione ufficiale del Ppe è che sosteniamo il nostro candidato Mandref Weber, oggi”. Oggi, non per forza anche domani. La Croazia fa sapere che i membri del Ppe non faranno le barricate per il loro candidato designato, che ufficialmente è anche il candidato della Germania di Angela Merkel. 

Un compromesso che salvi il metodo dello Spitzenkandidat e dunque il ruolo del Parlamento nella nomina dei commissari, potrebbe trovarsi su Timmermans o su Vestager (quest'ultima favorita anche dal fatto di essere donna e di appartenere alla famiglia liberale di Macron). Altrimenti, il presidente francese ha proposto il connazionale Michel Barnier, che ha dalla sua la lunga esperienza in Commissione, il ruolo attuale di negoziatore Ue per la Brexit e l'appartenenza al Ppe di Merkel.  

Ma anche questo nome rischia di finire bloccato dai veti incrociati. Ecco perché da tempo si vocifera sulla possibile candidatura della stessa cancelliera tedesca. Dire no a Merkel non è facile e questo anche Macron lo sa. Lei finora ha smentito qualsiasi interessamento a lasciare la guida del governo. Nell'attesa di capire se si tratti solo di pre-tattica, il prossimo appuntamento ufficiale per il "Trono di Spade" europeo è fissato a giugno, quando i leader torneranno a sedersi al tavolo delle trattative di Bruxelles. 

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