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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Natalità / Danimarca

Altro che aborto, se si fanno meno figli è anche colpa dello smog (e dell'infertilità che provoca)

Uno studio pubblicato su Nature rileva che le interruzioni di gravidanza sono in calo, mentre crescono le coppie che non possono procreare. Sotto accusa l'inquinamento

I tassi di natalità in Occidente, Italia compresa, sono in costante diminuzione da quasi 50 anni. Ma se finora ci si era generalmente soffermati sulle ragioni culturali e socioeconomiche del calo delle nascite, adesso alcuni ricercatori stanno provando a dimostrare come l'inquinamento abbia giocato e continui a giocare un ruolo importante: sarebbe infatti lo smog una delle cause dell'infertilità e di altre malattie o disfunzioni che rendono impossibile avere figli anche a chi vorrebbe.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori danesi e pubblicato sulla rivista Nature Reviews Endocrinology, ridimensiona il peso di una serie di fattori, in particolare quelli, cari ai promotori dei Family day, secondo cui la diminuzione delle nascite è dovuta a cause come la genitorialità pianificata, la contraccezione, l'aborto, il cambiamento del ruolo delle donne nella società, per esempio. I dati mostrano invece che le gravidanze erano già in calo prima del lancio della pillola contraccettiva, il numero complessivo di aborti sta diminuendo nel corso degli anni, e gli aborti spontanei sono aumentati dell'1-2 per cento rispetto al 1990.

La ricerca, semmai, ha rilevato tassi crescenti di infertilità dovuti a ragioni biologiche, tra cui 74mila casi all'anno di cancro ai testicoli, insufficiente qualità dello sperma e degli ovuli, pubertà prematura nelle giovani donne, e un aumento del numero di malformazioni congenite nei genitali dei neonati maschi. "Dobbiamo renderci conto che sappiamo troppo poco dell'infertilità nella popolazione, quindi il prossimo passo sarebbe davvero scoprire perché così tante giovani coppie non hanno figli", ha detto Niels Erik Skakkebæk, professore all'Università di Copenhagen, e autore principale dello studio.

Una tale tendenza non può essere spiegata geneticamente perché l'evoluzione avviene su periodi di tempo più lunghi e più generazioni, quindi Skakkebæk e i suoi colleghi stanno esortando la comunità scientifica a guardare l'impatto dell'esposizione ambientale agli inquinanti chimici tossici dei combustibili fossili, che sono stati in giro fin dalla rivoluzione industriale. I combustibili fossili sono onnipresenti e sono stati trovati nel sangue, nelle urine, nello sperma, nella placenta e nel latte materno delle persone, così come nel loro tessuto grasso. Molti inquinanti dei combustibili fossili sono perturbatori endocrini, cioè interferiscono con i sistemi ormonali del corpo e hanno un effetto negativo sulla salute riproduttiva, spiega il Guardian.

"Sappiamo da numerosi studi sperimentali sugli animali che la plastica, le sostanze chimiche e così via possono causare problemi nella riproduzione animale", ha detto Skakkebæk. "Non possiamo fare questi studi di esposizione negli esseri umani, non sarebbe etico, ma sappiamo abbastanza dagli studi sugli animali per essere preoccupati". Gli studi mostrano che, per esempio, ratti e topi subiscono cambiamenti genetici che influenzano le loro capacità riproduttive quando sono esposti all'alterazione endocrina da sostanze chimiche tossiche.

La ricerca sugli esseri umani è ancora scarsa, ma alcuni studi hanno dimostrato che le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino potrebbero essere sostanzialmente collegate alle malattie riproduttive maschili. I dati sugli animali hanno dimostrato che la riproduttività femminile e maschile è influenzata in modo diverso con gli stessi livelli di esposizione, e che la gestazione precoce è un momento particolarmente sensibile per queste sostanze chimiche per avere un effetto dirompente. Tuttavia, questi collegamenti dovranno essere sistematicamente esaminati e valutati per la causalità. Anche i cambiamenti nello stile di vita, come una minore attività fisica, il fumo, i tassi crescenti di obesità, il consumo di alcol e i cambiamenti nella dieta devono essere tenuti in considerazione.

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