“Meno droga in circolazione con il coronavirus”, secondo l’Onu

Con lo stop ai voli, riparte la rotta marittima nella cocaina dal Sud America. Negli Stati Uniti i dipendenti dall'eroina si danno al fai-da-te, mentre i trafficanti in tutto il mondo cercano il consenso popolare, improvvisandosi filantropi. Raccolta del papavero a rischio in Afghanistan

La paralisi del trasporto internazionale non riguarda solo l'economia legale. I trafficanti di droga si trovano infatti a gestire una carenza di materie prime e a dover adattare i loro sistemi di traffici illeciti e di consegna alle regole interrotte con la pandemia di coronavirus. È quanto si legge in un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato ieri.

La rotta marittima della cocaina

Le massicce chiusure delle frontiere avrebbero, infatti, portato ad una carenza nel commercio al dettaglio, segnalata da diversi Stati, che potrebbe “avere effetti negativi sulla salute delle persone” con disturbi e dipendenze da uso di sostanze, ha affermato l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC). “Il traffico di droga per via aerea si è probabilmente interrotto per via delle restrizioni al trasporto aereo”, ha dichiarato l'UNODC, che ha osservato “segni di aumento delle rotte marittime”, in particolare per il traffico di cocaina dal Sud America all'Europa.

Eroina a chilometri zero

In Europa, nell'Asia sud-occidentale e, in particolare, nel Nord America, è stata segnalata anche una diminuzione della fornitura di eroina, con un rischio crescente di sovradosaggio e condivisione delle apparecchiature di iniezione, pericolosi vettori di trasmissione virale. I consumatori di eroina, nel contesto del coronavirus, potrebbero essere costretti a ricorrere a “sostanze nocive prodotte localmente”, mentre gli Stati hanno visto la crescita dell'inflazione nel prezzo dei farmaci sostitutivi. Le difficoltà economiche possono “cambiare in peggio” l'uso di stupefacenti, avverte l'UNODC, che prevede anche una riduzione degli sforzi nazionali relativi alla lotta contro la droga.

A rischio la raccolta dei papaveri da oppio

L'Afghanistan ha chiuso i suoi confini agli individui con l'Iran e il Pakistan e ha limitato la libera circolazione all'interno del Paese. Il che può influire sul raccolto di papaveri tra marzo e giugno e “ostacolare la produzione di oppiacei”. Il 90% del papavero piantato per scopi illegali è coltivato in Afghanistan. Anche la produzione di cocaina sembra essere rallentata in Colombia dalla mancanza di carburante. Stesso fenomeno con le droghe sintetiche in Libano, in crisi poiché in Siria i trafficanti risentono della mancanza delle sostanze chimiche legali dirottate per la loro fabbricazione.

La popolarità dei trafficanti 'filantropi'

Ci sono segni che il contenimento stia portando ad un aumento della domanda di cannabis, che potrebbe “intensificare le attività di traffico tra Nord Africa ed Europa”. “Pare che i gruppi di trafficanti di droga stiano adattando nuove strategie, alcuni di loro hanno iniziato a sfruttare la situazione al fine di rafforzare la loro immagine con la popolazione fornendo servizi, in particolare alle persone vulnerabili”, al fine di trovare nuove opportunità. Nel lungo periodo, le conseguenze economiche della pandemia “hanno il potenziale per condurre a una trasformazione duratura e profonda dei mercati della droga”, scrive l'UNOCD.

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