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Martedì, 28 Maggio 2024
La missione / Tunisia

Meloni e i soldi alla Tunisia per fermare i migranti

Domenica la premier incontrerà di nuovo il presidente Saied insieme a von der Leyen e Rutte. Attesa la firma di un memorandum: soldi in cambio dello stop alle partenze dei barconi

La premier Giorgia Meloni sarà domenica 16 luglio in Tunisia con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro olandese Mark Rutte. I tre incontreranno il presidente tunisino Kais Saied. Per la leader italiana si tratta della terza visita nel Paese nordafricano nel giro di poco più di un mese. E stavolta, al suo ritorno a Roma, Meloni potrebbe portare in dote un nuovo memorandum d'intesa con Tunisi che, dal punto di vista italiano ed europeo, dovrebbe imprimere una stretta sulle partenze di migranti verso le nostre coste.

La missione del Team Europa

Ad annunciare la visita è stata la Commissione europea: "Non anticipiamo il contenuto di ciò che sarà affrontato nella riunione a Tunisi, le discussioni sul memorandum d'intesa sono ancora in corso", ha precisato Dana Spinant, portavoce di von der Leyen, mettendo le mani avanti. Difficilmente, però, le discussioni dovrebbero proseguire al di là della visita del cosiddetto Team Europa, il trio di leader Ue che sta trattando con Saied. Già un mese fa, il memorandum sembrava oramai cosa fatta, con Meloni che spingeva per una ratifica prima dell'inizio dell'estate. I negoziati si sono allungati, e adesso dovrebbero condurre a un via libera. Cosa conterrà di preciso il testo?

Già nell'aprile scorso, la Commissione europea aveva proposto di rilanciare gli accordi di cooperazione con il Paese nordafricano attraverso "il sostegno alla protezione delle frontiere marittime e delle frontiere meridionali della Tunisia, il potenziamento delle forze di polizia e della cooperazione giudiziaria, una cooperazione operativa rafforzata con le pertinenti agenzie dell'Ue come Eurojust ed Europol e la sensibilizzazione sui pericoli della migrazione irregolare, con campagne di informazione finanziate dall'Ue che saranno lanciate a maggio e giugno". Nulla di nuovissimo: già in passato Bruxelles e Tunisi avevano concordato misure del genere.

La crisi tunisina

Con l'arrivo al potere di Saied e la profonda crisi economica e finanziaria in cui si trova la Tunisia, la cooperazione si è interrotta. Di mezzo, si è innestato il prestito da 2 miliardi di euro che il presidente tunisino sta negoziando con il Fondo monetario internazionale (Fmi). Le trattative tra Saied e Fmi sono a oggi a un punto morto a causa delle condizioni poste al prestito, ossia una serie di riforme lacrime e sangue che porterebbero al licenziamento di dipendenti pubblici e allo stop a misure di sostegno su carburanti e alimenti per la popolazione. La posizione dell'Ue fino a pochi mesi fa era di attendere il via libera del Fmi prima di inviare nuovi fondi a Tunisi. Inoltre, da più parti, fuori e dentro il Paese nordafricano, si sono levate voci contro accordi internazionali che rischierebbero di rafforzare Saied in un momento in cui il presidente sta attuando una stretta autoritaria. In Tunisia, poi, continuano a susseguirsi violenze nei confronti dei migranti subsahariane, alimentate anche dalle dichiarazioni, considerate razziste dalle ong, dello stesso Saied. Infine, c'è il capitolo della guardia costiera tunisina, accusata, anche con prove alla mano, di usare la forza per fermare i barconi, anche con interventi che hanno provocato vittime.

Fondi in cambio di migranti

Tutte argomentazioni che hanno spinto il Senato Usa a limitare i fondi per la Tunisia finché non verranno intraprese riforme per la democrazia. Ma che non hanno fermato i negoziati tra Ue e Tunisi. Nel corso della visita di giugno del Team Europa, von derl Leyen ha promesso un aiuto finanziario a lungo termine di 900 milioni di euro e un aiuto aggiuntivo di 150 milioni da destinare "immediatamente" al Paese africano. Soldi che potrebbero rappresentare una boccata di ossigeno, ma in cambio dei quali Bruxelles vuole un supplemento di sforzo da parte della Tunisia: riprendersi i richiedenti asilo che dalle sue coste raggiungono quelle europee. Per la Commissione Ue, come per Meloni, si tratterebbe di una vittoria politica non da poco, perché si darebbe vita alla prima vera "piattaforma" extra Ue dove rispedire i clandestini: qui, non si sa ancora bene come, verrebbero svolte le procedure di asilo. I migranti a cui viene riconosciuto tale diritto verrebbero ripresi dagli Stati membri, gli altri resterebbero in Tunisia. Nella pratica, questo vorrebbe dire creare una sorte di ponte aereo costante tra l'Italia e il Paese nordafricano.

Perché l'Ue ha paura del caos in Tunisia

Se ciò avvenisse, si concretizzerebbe uno dei punti principali delle nuove politiche sui migranti che l'Ue sta portando avanti. Una soluzione che la destra professa da tempo, e che ha fatto conquiste anche a sinistra (si pensi alla socialdemocratica Danimarca). Di recente, von der Leyen ha anche chiesto 15 miliardi in più agli Stati membri da qui al 2027 per finanziare accordi di questo tipo. Ma per il momento Saied non sembra intenzionata a far diventare il suo Paese il maxi ufficio per le procedure d'asilo dell'Italia e degli altri Stati Ue: "Ribadisco ancora una volta che la Tunisia può monitorare solo i propri confini" e per questo "non accetterà l'insediamento dei migranti sul proprio suolo", ha detto poche settimane fa. Domenica si vedrà se avrà cambiato idea o meno, e, nel caso, con quali argomenti. 

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