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Domenica, 16 Giugno 2024
la conferenza sulle migrazioni

Per fermare gli sbarchi Meloni corteggia i leader dei Paesi antidemocratici

Alla Farnesina i rappresentanti degli Stati della sponda Sud del Mediterraneo per parlare di lotta all'immigrazione irregolare: "Tra di noi amicizia e consapevolezza che dobbiamo affrontare insieme grandi sfide"

Combattere il traffico di esseri umani e gli sbarchi illegali e fermare le reti di trafficanti. L'Italia di Giorgia Meloni fa da apripista all'Unione europea in Africa sul tema dei migranti. E lo fa lanciando il "Processo di Roma", che mira a rafforzare il dialogo e la cooperazione "alla pari" tra i Paesi del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo e quelli di approdo come il nostro e la Grecia.

Il trampolino di lancio è la Conferenza Internazionale su sviluppo e migrazioni, fortemente voluta dal governo italiano alla Farnesina, a Roma oggi 23 luglio. L'esecutivo guidato da Fratelli d'Italia si attesta ancora un successo, dopo quello ottenuto - a suo dire - la scorsa settimana a Tunisi, dove è stato firmato il memorandum d'intesa dal presidente tunisino Kais Saied con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Meloni e il premier olandese Mark Rutte, ora dimissionario.

Il prezzo che Meloni e von der Leyen pagano alla Tunisia per fermare i migranti

I leader e i delegati dei paesi partecipanti alla Conferenza conferenza sullo sviluppo e la migrazione (LaPresse, Roma, 23 luglio)

Giorgia Meloni come Angela Merkel

La premier Meloni insiste su alcune e precise parole d'ordine: cooperazione, partenariato, fondi per lo sviluppo, corridoi umanitari. E lo fa strizzando l'occhio ai diversi leader e capi di Stato che tuttora, come in passato, portano al collo la medaglia dell'autocrazia e della violazione dei diritti umani. "Il fatto che attorno a questo tavolo siedano rappresentanti di oltre 20 Stati dimostra l'amicizia tra le nostre nazioni e la consapevolezza che ognuno di noi ha per affrontare queste grandi sfide". Alla Conferenza hanno preso parte i leader di quasi tutti gli Stati della sponda Sud del Mediterraneo allargato, del Medio Oriente e del Golfo, gli Stati Ue di primo approdo e alcuni partner del Sahel e del Corno d'Africa, i vertici delle Istituzioni europee e delle Istituzioni finanziarie internazionali.

"È la prima volta che su questi temi si incontrano i Paesi del Mediterraneo", chiosa la premier, soddisfatta di attestarsi un ruolo che ricorda molto quello interpretato dall'ex cancelliera Angela Merkel, quando nel 2015 siglò l'accordo per la gestione dei rifugiati siriani con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. 

Meloni, alla guida di un governo sovranista, si rivolge a una platea di delegati che rappresenta interessi divergenti, auspicando che "il partenariato" con i Paesi di provenienza dei migranti sia quindi "paritario". La strategia a cui ambisce il governo italiano, nella speranza di poter agire sulle "cause profonde" delle migrazioni, è incentivare lo sviluppo economico attraverso partnership in sei settori: agricoltura, energia, infrastrutture, educazione-formazione, sanità, acqua-igiene. "Le conclusioni di questa Conferenza saranno inviate al segretario generale dell'Onu", ha affermato Meloni che ha precisato che questa è l'inizio di una piattaforma strategica, che durerà diversi anni.  

"Il sostegno a profughi e rifugiati è un dovere da cui nessuno può sottrarsi. Chi fugge da guerre e catastrofi ha il diritto a mettersi in salvo. Ma questo diritto non può comportare automaticamente il diritto di essere accolti ovunque. Un dovere di solidarietà è quindi potenziare il sostegno economico a chi si trova ad accogliere un numero maggiore di rifugiati", è il messaggio della presidente del Consiglio, che sembra indirizzato non solo ai presenti della conferenza ma anche ai partner della destra europea.  

"L'immigrazione illegale di massa - ha evidenziato ancora Meloni - danneggia tutti". Ma "prima ancora degli Stati, tutto questo riguarda le persone, perché al centro dei flussi migratori ci sono soprattutto loro, le persone: vite, speranze, paure, sofferenze". La premier individua così una corsia preferenziale per una immigrazione legale. Una spinta "all'immigrazione legale". È l'obiettivo che la presidente del Consiglio vede tra i punti fondamentali della conferenza di Roma ricordando che "il governo italiano ha attivato flussi triennali, per la prima volta, con quote maggiori e che immagina corsie preferenziali con quelle nazioni che collaborano nella lotta ai criminali e per chi fa formazione prima della partenza". 

Per farlo, la premier e i partecipanti alla Conferenza hanno individuato nel medio periodo l'istituzione di finanziamenti ai diversi Paesi aderenti, a cui spetterà l'ultima parola per il loro utilizzo. Meloni tenta così di nascondere il fallimento della promessa di bloccare i flussi migratori che sono aumentati da quando siede a Palazzo Chigi, anche a causa dell’instabilità delle regioni di origine dei flussi e dei Paesi di transito, in particolare Tunisia e Libia. 

Il palcoscenico concesso all'autocrate Saied

La difficoltà di cercare un dialogo comune viene tuttavia celata dall'intesa che la premier vanta con il presidente tunisino Kais Saied, ospite atteso di questa conferenza internazionale, incontrato prima dell'inizio dei lavori. Al leader di Tunisi non manca nulla: è protagonista di una svolta illiberale nella sua nazione e al centro di pesanti critiche anche per la gestione dei migranti. Ma soprattutto ha a disposizione un palcoscenico davanti ai vertici delle istituzioni europee, la presidente della Commissione von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, per sferrare un attacco contro il colonialismo che, secondo Saied, è la causa della migrazione. 

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Ma il leader tunisino non dimentica le organizzazioni umanitarie che "purtroppo non hanno fatto nulla e si sono accontentate di fare dichiarazioni che non hanno nessun valore". Salvo poi aggiungere: "Non avremo la stabilità se non c'è giustizia e se non cerchiamo soluzione per le cause di questa ingiustizia, questa tragedia umana delle migrazioni".

Soldi Ue per trattenere i migranti: il nuovo accordo tra Europa e Tunisia voluto dall'Italia

Parole che contrastano con quanto accade ai confini della Tunisia, dove centinaia di migranti sub sahariani ogni giorno combattono contro le violenze delle forze dell'ordine oppure tentano di sopravvivere nel deserto libico. Il Paese nordafricano, dove la scorsa settimana si è firmato il memorandum con l'Ue, attende i fondi europei e chiede di sbloccare quelli congelati dal Fondo monetario internazionale. Così Saied ha rilanciato un nuovo Fondo monetario internazionale, che "possa essere finanziato dai crediti dopo che vengono cancellati, dai soldi rubati, per gettare la base di un nuovo sistema umano, per creare la speranza e il benessere a favore di tutti".

"Che l'accordo con la Tunisia sia un modello"

Un messaggio che Saied ha rivolto quindi anche a von der Leyen, per la quale serve "un modello di cooperazione che sia vincente per tutti", plasmato su quello che, la scorsa settimana, Bruxelles e Roma hanno firmato con la Tunisia. Von der Leyen quindi indica come modello un memorandum il cui testo è molto generico e parla di "una cooperazione economica e commerciale", di "un approccio olistico alla migrazione" e di "porre rimedio alle cause profonde dell’immigrazione irregolare".

Per la presidente della Commissione Ue, "il Processo di Roma è un'opportunità per fare squadra: un nuovo forum per capirsi meglio, identificare gli interessi e i bisogni reciproci e trovare soluzioni reciprocamente vantaggiose". Salvo poi rilanciare "nuovi partenariati strategici per lo sviluppo e sul clima tra le sponde del Mar Mediterraneo. 

Dopo che l'Europa, a causa dell'invasione dell'Ucraina, ha posto fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili russi, adesso deve investire in energia pulita. "Produrremo energia pulita in Europa - precisa von der Leyen -, ma dovremo anche importare energia pulita dall'estero. La produzione di elettricità pulita nell'Ue costa, nella migliore delle ipotesi, 10 centesimi per chilowattora. In Tunisia potrebbe costare anche solo due centesimi". Ecco dunque la chiave: "La Tunisia ha le necessarie risorse naturali di vento e sole in abbondanza, avrebbe un enorme vantaggio competitivo. È una classica situazione vantaggiosa per tutti: l'Europa ha interesse a investire in Tunisia e la Tunisia ha interesse a sviluppare capacità di consumo interno e di esportazione".

Alla fine dei lavori non è arrivato un documento finale attraverso cui tracciare l'ambito e sbandierato partenariato alla pari di cui ha parlato Meloni. Tanto meno si capisce come gestire il fenomeno migratorio con regimi antidemocratici o Paesi spaccati in due come la Libia. 

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