Meloni: "Far votare i militari all'estero". Ma dimentica 3 milioni di italiani

La leader di FdI lancia un appello al ministro Salvini affinché introduca in extremis una norma che consenta ai membri dell'esercito in missione di esprimere il loro voto alle europee. Nessuna menzione ai tantissimi italiani che per lavoro o studio vivono fuori. E hanno lo stesso problema

"Manca il decreto per consentire ai militari impegnati in missioni extra Ue di votare alle europee. Gravissimo che il governo non abbia ancora provveduto e ci sia il rischio concreto di impedire ai nostri uomini e donne con le stellette di esercitare il diritto di voto. Fratelli d'Italia rivolge un appello al ministro dell'Interno: emani subito il decreto". L'appello della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha il merito di sollevare una questione che da 40 anni si ripropone a ogni elezione europea. Ma dimentica il resto dei circa 3 milioni di italiani che per studio o lavoro vivono fuori dall'Unione europea e che per votare sono costretti, qualora vogliano esercitare il loro diritto, a tornare in Patria, per la precisione nel Comune di residenza. Un po' come Pasquale Amitrano, l'emigrato lucano inventato da Carlo Verdone che nel film "Bianco, rosso e verdone" si imbarca in lungo e travagliato viaggio per tornare a Matera e votare.  

Un diritto negato

In totale, sono circa 3 milioni. Una fetta importante dell'elettorato. Tutto nasce per una legge, la numero 18 del 1978, che ha regolamentato le prime elezioni europee in assoluto, non prevedendo pero' la possibilità per chi vive fuori dall'Unione europea, a differenza di chi risiede in uno degli Stati membri Ue, di votare per corrispondenza o in un seggio allestito in ambasciata o in un consolato tricolore. L'associazione Lo Spiegone, che riunisce diversi italiani all'estero, ha provato a lanciare un appello per ottenere il diritto di votare anche fuori dall'Ue. E nel dicembre scorso, alcuni parlamentari si erano impegnati a risolvere la questione, ma le promesse sono rimaste tali.

Alcuni di loro hanno addotto motivazioni organizzative che ostacolerebbero la possibilità degli italiani "extra-Ue" di votare dal loro Paese di adozione. Il Movimento 5 stelle ha proposto il ricorso al voto elettronico (ma non certo per questa occasione). Ma sta di fatto che le eventuali motivazioni ostative scompaiono quando si tratta di votare per Camera e Senato: alle elezioni politiche, infatti, è concesso a tutti i residenti all'estero di votare per corrispondenza. 

Caso (quasi) unico in Ue

Come dicevamo, l'unico modo per questi cittadini di esprimere il proprio voto è tornare a casa. Una discriminazione anche nei confronti di altri elettori europei: ad eccezione di greci, slovacchi, cechi e maltesi (che hanno lo stesso problema, tutti gli altri cittadini dell'Unione, hanno diversi strumenti a disposizione per esprimere il proprio diritto di voto. Gli svedesi, per esempio, stanno già votando recandosi in ambasciata o in consolato. Gli estoni, invece, potranno farlo in qualunque parte del mondo si trovino: basterà, infatti, collegarsi al sito internet apposito e votare comodamente online. Ecco come funziona nel resto dell'Ue.

I cittadini italiani che invece sono permanentemente residenti in un Paese Ue e iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e che non hanno optato per il voto a favore dei candidati locali (c'è anche questa opzione, ndr) saranno ammessi al voto per i candidati italiani senza necessità di presentare alcuna dichiarazione", fa sapere la Farnesina.

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Commenti (2)

  • Credo che il voto degli italiani all'estero sia solo uno specchietto per le allodole per i nostalgici pizza e mandolino. Secondo me deve votare solo chi è residente e vive nel suo paese

  • Sarebbe giusto fare come gli Estoni, una connessione protetta, una password e via si vota... ma siamo in Italia, vatti a fidare.

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