Meloni difende Orban: "Ue contro di lui perché si batte per la sovranità"

L'Ungheria si è rifiutata di accogliere i migranti provenienti da altri Paesi membri, tra cui l'Italia. E per questo è sotto procedura d'infrazione. La leader di FdI si schiera al suo fianco. Sullo sfondo le trame per creare un gruppo unico europeo

Giorgia Meloni con Viktor Orban

Viktor Orban non è un "mostro". E l'Unione europea ce l'ha con lui perché "difende la sovranità" dell'Ungheria. La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, si schiera al fianco del premier ungherese, impegnato in queste ora in una serie d'incontri a Bruxelles, dove deve affrontare da un lato la procedura d'infrazione della Commissione europea in tema di migranti e dall'altro la richiesta di espulsione dal suo partito Ue, il Ppe. E proprio la situazione in bilico con i popolari di Angela Merkel potrebbe portare Orban tra le fila del gruppo di FdI al Parlamento europeo. 

La difesa di Meloni

"Da noi Viktor Orban viene sempre raccontato come una specie di mostro, ma segnalo che è capo di Stato di un Paese nel quale è stato riconfermato con libere e democratiche elezioni con oltre il 50% dei consensi, con percentuali che da noi non si vedono", ha detto Meloni in una intervista SkyTg24. La procedura che l’Unione europea ha aperto nei confronti dell'Ungheria, ha proseguito la leader di FdI, "l’ha aperta perché il Parlamento europeo è indispettito dal fatto che Orban sia uno dei capi di governo che ritengono che stare in Europa non significhi rinunciare alla propria sovranità e che, quindi, difende la sua sovranità al cospetto di un’Unione europea che sembra un po’ troppo lesiva delle libertà degli stati nazionali. Quella è gente che ha combattuto l’Unione Sovietica", ha chiosato Meloni. 

La procedure contro Budapest

A dirla tutta, contro l'Ungheria (e non contro Orban) le procedure aperte sono più di una. La prima risale al 2015, quando la Commissione europea ha contestato a Budapest di non rispettare la direttiva Ue sulle procedure d'asilo: stando alla legge ungherese, infatti, la presentazione delle domande di asilo avviene unicamente all'interno di zone di transito appositamente create ai confini, l'accesso alle quali è concesso solo a un numero limitato di persone e dopo lunghi periodi di attesa. Inoltre, i migranti irregolari vengono respinti oltreconfine, anche se intendono richiedere asilo. 

La seconda procedura aperta riguarda la legge cosiddetta "anti-Soros", dal nome del magnate di origini ungheresi considerato da Orban tra i suoi più acerrimi rivali: Budapest ha deciso di punire penalmente le organizzazioni nazionali, internazionali e non governative che offrono assistenza alle persone che intendano chiedere asilo o un permesso di residenza in Ungheria. 

Il no di Orban all'Italia

Fin qui, si puo' ben comprendere perché la destra italiana, da Meloni a Salvini, difenda le posizioni del governo Orban. Ma c'è una terza procedura che l'Ue ha aperto nei confronti di Budapest e questa riguarda direttamente l'Italia: l'Ungheria, insieme a Polonia e Repubblica ceca, è stata tra i pochi Paesi membri che, pur sottoscrivendo l'impegno ad accogliere una parte dei migranti arrivati sulle coste italiane e greche nel corso della crisi del 2015, non ha dato seguito ai ricollocamenti. 

Per tutte queste ragioni, il Parlamento europeo ha chiesto di attivare l'articolo 7 dei Trattati nei confronti dell'Ungheria per violazione dello Stato di diritto, procedura che porterebbe a escludere il governo Orban dai voti in Consiglio Ue. Una richiesta ribadita di recente in una risoluzione approvata a Strasburgo con i voti contrari degli eurodeputati di FdI e Lega. 

La destra europea

Sullo sfondo di questo braccio di ferro istituzionale, c'è anche un risvolto politico non di poco conto: il partito di Orban, Fidesz, è stato sospeso dal Ppe, il Partito popolare europeo di Angela Merkel che con i vari Barroso, Juncker e adesso Ursula von der Leyen, guida da decenni la Commissione Ue. Secondo molti osservatori, il legame con il Ppe ha permesso a Orban di sfuggire finora a vere e proprio sanzioni. Ma i rapporti sono giunti a un livello di rottura e il leader ungherese si sta guardando intorno per trovare una nuova famiglia politica. 

I primi a farsi avanti sono stati i Conservatori e riformisti, il gruppo parlamentare guidato dai polacchi del PiS e dagli italiani di FdI. Ma anche la Lega è interessata al futuro di Orban. Si vedrà. Per il momento, il leader ungherese sta cercando di restare ancorato al carro del Ppe. A Bruxelles, dove ha incontrato anche la presidente della Commissione von der Leyen, Orban ha ottenuto la proroga della sospensione, evitando il rischio di una immediata espulsione dai popolari. A suo sostegno sono arrivati ancora una volta i voti degli italiani, in questo caso dei membri di Forza Italia. 

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