Venerdì, 22 Ottobre 2021
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"Il 72% dei medici in Romania contro la vaccinazione obbligatoria negli ospedali"

Lo rivela un sondaggio realizzato in diversi Paesi Ue. In Italia, Francia e Germania oltre l'80% dei dottori favorevoli all'obbligo

Il 72% dei medici in Romania è contrario alla vaccinazione obbligatoria contro il Covid per chi lavora nella sanità. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla Fems, la Federazione europea dei medici salariati, in diversi Paesi Ue, tra cui anche l'Italia.

"Oltre il 90% dei medici in Europa ha dichiarato necessaria la vaccinazione non solo per chi lavora in sanità ma anche per altri settori professionali, quali quello dell’istruzione e delle altre forme di assistenza residenziale", si legge in una nota dell'Anaao-Assomed, l'associazione italiana che fa parte della Fems. Solo la Romania, Paese che con la Bulgaria condivide i più bassi tassi nell'Ue di popolazione vaccinata contro il Covid, si mantiene distante da questa posizione, con il 72% dei medici intervistati che dichiara di essere contrario alla vaccinazione obbligatoria, sia per il personale sanitario che nella popolazione generale. "L’incongruenza di questo dato pone numerosi punti interrogativi sulla qualità della comunicazione politica e sociale in Romania poiché, accanto alla bassa percentuale di immunizzazione si accompagna, in questo Paese, un’elevata occupazione dei posti letto di terapia intensiva tanto che, in una differente sessione della conferenza, i medici rumeni hanno auspicato un aumento dei posti letto intensivi per far fronte all’elevato numero di malati", scrive Anaao-Assomed.

Perché in Romania e Bulgaria non si vaccinano

Negli altri Paesi Ue in cui è stato realizzato il sondaggio (Austria, Croazia, Francia, Germania, Italia, Cipro, Olanda e Portogallo), la percentuale di medici vaccinati si mantiene elevatissima, superiore al 90% come anche la volontà di proporre ai propri governi l’obbligatorietà del vaccino per tutta la popolazione, con percentuali che si aggirano al di sopra dell’80%.

“La spiegazione di una posizione così compatta, che raramente si è vista in una categoria professionale – commenta Alessandra Spedicato di Anaao Assomed - è che la vaccinazione, essendo parte di un percorso scientifico e non un’idea politica o una questione di opinioni, non incontra nei medici alcun ostacolo di natura confabulatoria o cospirazionista. A questo si aggiunge l’esperienza sul campo che i professionisti della salute pubblica hanno vissuto negli ultimi 20 mesi, le cicatrici, la fatica, il burn out che questa malattia ha lasciato nei medici ospedalieri. Tutti fattori che stanno spingendo i medici a promuovere la vaccinazione affinchè non si riviva nelle corsie l’incubo del Covid-19”.

“Non solo la pandemia – conclude Spedicato - ma anche la forte adesione all’immunizzazione tra i medici (al momento la vaccinazione è obbligatoria nelle corsie solo in Francia e Italia, mentre rimane raccomandata in Austria e Croazia) dimostra una volta di più lo spirito etico che anima questa categoria, e la volontà di mantenere fede al giuramento di Ippocrate che, nelle sue versioni più moderne invita i medici a 'evitare la malattia quando la prevenzione è preferibile'”.

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