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Lunedì, 8 Agosto 2022
Diritti / Germania

Ora i medici potranno informare le pazienti su come abortire: stop al divieto "nazista" in Germania

Il Parlamento tedesco ha abolito una legge che vietava ai ginecologici di fornire informazioni sull'interruzione di gravidanza

Era il maggio 1933. Da poco Adolf Hitler era giunto al potere in Germania, e tra le prime leggi che emanò vi era quella che modificava il codice penale, introducendo il carcere per i medici che fornivano informazioni alle donne che volevano abortire. Sono passati quasi 90 anni da allora, ma la legge dell'era nazista è ancora in vigore nel Paese. O meglio, lo era fino a oggi: il Bundestag, il parlamento tedesco, ha abolito la norma grazie ai voti dei partiti di maggioranza, ossia socialisti, verdi e liberali. Contrari la Cdu, il partito cristiano-democratico dell'ex cancelliera Angela Merkel, e l'Afd, la "Lega" tedesca.

L'abolizione della legge sulla pubblicità dell'aborto è un piccolo passo avanti per uno dei Paesi europei con le restrizioni maggiori sull'interruzione di gravidanza. Già, perché in Germania l'aborto è di base illegale, salvo alcune eccezioni. In generale, la procedura può essere fatta solo dopo che la donna ha ricevuto una consulenza medica e al massimo entro 12 settimane dal concepimento. Nella pratica, chi viola le regole non è più punito, come succedeva fino a qualche tempo fa. Ma il fatto che l'aborto resti illegale ha delle ripercussioni: le donne non possono richiedere il rimborso delle spese mediche, e molti ospedali hanno ridotto il personale e la formazione per gli interventi. 

Il nuovo governo ha promesso che affronterà anche queste criticità. La prima battaglia è stata vinta: finora, i medici tedeschi rischiavano di venire sanzionati se fornivano informazioni aggiuntive sugli aborti, compresa la pubblicazione online e su carta stampata di annunci sui servizi di interruzione di gravidanza offerti dalle loro cliniche. "Per quasi un secolo, i medici sono stati puniti per aver fornito informazioni concrete su metodi e possibili rischi per le donne che stanno pensando di interrompere una gravidanza", ha affermato in una nota il ministro della Giustizia Marco Buschmann. "Oggi tutto questo è finito", ha aggiunto.

Un entusiasmo non condiviso da Elisabeth Winkelmeier-Becker, esponente della Cdu: "Non vogliamo pubblicità sugli aborti, per esempio su Internet o sui social media", ha detto. "Un bambino non ancora nato ha diritto alla vita e alla dignità umana sin dall'inizio. La consapevolezza di ciò si perde sempre di più quando gli ambulatori e le cliniche pubblicizzano che possono praticare un aborto particolarmente bene, come vediamo nei Paesi senza un divieto di pubblicità", attacca.

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