Sabato, 16 Ottobre 2021
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Londra darà 60mila sterline alle famiglie di medici e infermieri vittime del coronavirus

Al momento sono cento gli operatori sanitari o delle case di cura che hanno perso la vita. Il governo è accusato di non aver fornito abbastanza Dpi in tutti i presidi e i test vanno a rilento

Nella lotta alla pandemia di coronavirus medici, infermieri e operatori sanitari sono ovviamente la categoria più a rischio, essendo in prima fila a combattere questa battaglia. Nel Regno Unito, dove i contagi accertati sono arrivati a 161.145 e i decessi 21.678, sono circa 100 i dipendenti dell'Nhs, il servizio sanitario nazionale, e gli operatori delle case di cura che hanno perso la vita a causa del Covid-19. Per loro il Paese ha tenuto ieri un minuto di silenzio e alle loro famiglie il governo di Boris Johnson ha promesso 60mila sterline.

Prendersi cura di loro

Queste persone “hanno dedicato la loro vita a prendersi cura degli altri e sentiamo il più profondo dovere di prenderci adesso cura dei loro cari”, ha dichiarato il Segretario di Stato alla Salute, Matt Hancock nell'annunciare la creazione di un sistema di “assicurazione per i lavoratori dell'Nhs e degli assistenti sociali in prima linea”. “Ovviamente nulla può ripagare la perdita dei propri cari ma vogliamo fare il possibile per aiutare le famiglie che stanno confrontando con questo dolore”, ha spiegato Hancock.

Le critiche al governo

Il governo però è da giorni sotto il fuoco delle critiche da una parte per il basso numero di test che conduce, e dall'altro per le falle nel sistema di approvvigionamento dei Dispositivi di protezione individuale che non vengono assicurati con continuità a tutti i presidi nazionali. Nonostante dall'inizio della pandemia siano stati inviati circa un miliardo di kit, una quantità enorme, il sistema di distribuzione è andato più volte in tilt, anche perché gli ospedali devono essere costantemente riforniti essendo molte delle protezioni monouso. Le cose ora stanno andando meglio ma nelle scorse settimane gli allarmi sono arrivati da più parti e la rabbia è stata non poca. Uno dei medici che per primo denunciò la carenza di Dpi, il 53enne, Abdul Mabud Chowdhury, è stato purtroppo una delle vittime della malattia. Suo figlio Intisar, intervistato dalla Bbc, ha chiesto le scuse pubbliche da parte del governo per la situazione che si è creata.

Gli avvertimenti inascoltati

Uno dei principali problemi che ha affrontato il Regno Unito è stato l'approvvigionamento di nuove forniture, soprattutto delle tute protettive necessarie in terapia intensiva, dove i pazienti sono in ventilazione. Questo perché il Regno Unito ha una sola azienda in grado di produrle e quindi si deve affidare in gran parte a ditte estere, che però sono oberate anche dalle richieste di altri Paesi. Ma Londra avrebbe potuto fare delle scorte molto in anticipo se avesse ascoltato gli ammonimenti dei suoi esperti, che da mesi, e anzi da anni, avvertivano del rischio di mancanze in caso di epidemia.

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