L’Italia ha i medici più anziani d’Europa e pochi infermieri, ma la sanità funziona

Un rapporto dell'Ocse parla di "sistema solido" ma denuncia che ci sono ancora troppe disuguaglianze sociali e regionali

Tanti medici prossimi alla pensione e pochi infermieri. Mentre i fattori socioeconomici, come reddito e istruzione, continuano a influire pesantemente sull’aspettativa di vita. Nonostate questo "l’Italia vanta un solido sistema di assistenza sanitaria primaria che le consente di fare fronte alle esigenze di una popolazione che invecchia”.È quanto emerge dal rapporto dell’OcseItalia: Profilo della sanità”, che sottolinea però come il nostro Paese spenda poco in sanità. Il Belpaese sborsa infatti meno rispetto alla media dei Paesi Ue nel comparto della salute - l’8,8% del Pil italiano, contro una media Ue pari al 9,8% - e “dopo la crisi economica del 2009, la spesa sanitaria pro capite ha registrato un calo fino al 2013, per poi riprendere ad aumentare moderatamente”, sottolinea il rapporto. Più che sulle spese alte, gli esperti dell’Ocse concentrano le proprie preoccupazioni sull’età avanzata dei camici bianchi in Italia, la più alta a livello europeo. 

Medici prossimi alla pensione

“Sebbene il numero di medici pro capite in Italia sia ancora superiore alla media dell’Ue - si legge nel rapporto - la composizione anagrafica dei medici attualmente in esercizio desta preoccupazioni”, specie con riferimento al futuro invecchiamento della popolazione. “Nel 2017 più della metà dei medici italiani in attività aveva un’età pari o superiore a 55 anni, la percentuale più elevata dell’Ue”, sottolineano gli esperti.

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Carenze del personale infermieristico

Il Paese rischia di trovarsi di fronte alla futura carenza di personale sanitario anche per via di “un’emigrazione massiccia di neolaureati in medicina e di giovani medici all’inizio della carriera”. E se i medici per ora abbondano in futuro potrebbero scarseggiare, ad essere già colpito da carenze di personale è il personale infermieristico. “L’ambito della pratica infermieristica - evidenzia il rapporto - rimane limitato e non sono previsti ampliamenti di ruolo ai fini di migliorare sia l’accesso alle cure che le prospettive di avanzamento professionale”. 

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Speranza di vita e divario di genere

Nonostante le carenze di infermieri nei reparti e il futuro pensionamento di massa, “la speranza di vita alla nascita in Italia ha raggiunto gli 83,1 anni, ponendo il Paese al secondo posto nell’Unione europea dopo la Spagna”. Il divario di genere nella speranza di vita è diminuito, ma “gli uomini italiani vivono in media ancora quattro anni in meno delle donne”. 

L'importanza della prevenzione

Una vera eccellenza italiana è quella della prevenzione. l’Italia registra infatti il secondo tasso più basso di mortalità “prevenibile” nell’Ue, immediatamente dopo Cipro. Tali decessi sono imputabili a cause perlopiù evitabili grazie a interventi sanitari e di prevenzione primaria. Il basso tasso di mortalità prevenibile in Italia “è frutto delle percentuali ridotte di mortalità per cardiopatie ischemiche, tumore al polmone, decessi accidentali, suicidi e malattie connesse al consumo di alcolici, che si attestano a livelli ben al di sotto delle medie dell’Ue, grazie a una diffusione più limitata dei fattori di rischio e a una minore incidenza di questi problemi di salute”. 

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Disparità 

“Sussistono inoltre notevoli disparità connesse alla situazione socioeconomica”, proseguono gli esperti, “gli uomini italiani meno istruiti vivono in media 4,5 anni in meno rispetto a quelli più istruiti, e le persone che risiedono nelle regioni più abbienti del Nord vivono oltre tre anni in più rispetto a chi vive in quelle meno prospere del Sud”. 

Tabacco e obesità

Tornando alle politiche di prevenzione, gli esperti riconoscono che quelle di contrasto al tabagismo “abbiano comportato una riduzione del tasso di fumatori tra gli adulti”, ciononostante la percentuale di adolescenti e di adulti fumatori resta superiore alla media dell’Ue”. Pe Per quanto riguarda i disturbi legati all’alimentazione, “l’obesità tra gli adulti è inferiore alla media dell’Ue, mentre è superiore la percentuale di bambini e adolescenti in sovrappeso od obesi”.

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