McDonald's sotto accusa: “Usa il Regno Unito come paradiso fiscale”

Rapporto dei sindacati statunitensi ed europei contro la multinazionale. I Verdi: “Bruxelles utilizzi le trattative sul divorzio per imporre una stretta sulle pratiche sleali di Londra”

Grazie a giurisdizioni nelle Isole Cayman, alle Bermuda o ad Hong Kong, McDonald's sfugge alle maglie del fisco. È l'accusa contenuta in un rapporto stilato da sindacati europei e statunitensi contro la multinazionale dei panini, Unhappier Meal.

I paesi della lista grigia

Il report mostrerebbe come la società sia stata ristrutturata dopo l'indagine della Commissione europea, che aveva mostrato come la catena avesse utilizzato un accordo fiscale con il Lussemburgo per ridurre fortemente l'ammontare di tasse da pagare in diversi paesi europei, ma in maniera da poter continuare a pagare poche tasse. Secondo l'inchiesta, McDonald's continuerebbe a utilizzare le sussidiarie in Paesi attualmente presenti nella lista grigia europea delle giurisdizioni non cooperative, sfruttando le leggi di queste giurisdizioni considerate paradisi fiscali strettamente collegati al Regno Unito.

Il ruolo del Regno Unito

Il rapporto punta anche il dito contro il trasferimento della sede di McDonald's dal Lussemburgo al Regno Unito affermando che con la Brexit il Paese potrebbe diventare il più grande paradiso fiscale alle porte dell'Ue. "Questo rapporto mostra che le aziende non hanno cambiato la loro strategia. Continuano a sfruttare le scappatoie delle leggi fiscali e la mancanza di armonizzazione di cui gli Stati sono responsabili al fine di evitare di pagare la loro giusta quota di fiscale”, ha affermato Eva Joly, vicepresidente della Commissione speciale del Parlamento europeo sulle Frodi e l'evasione fiscale.

L'esponente dei Verdi ha affermato che “il caso di McDonalds, che si è ora spostato nel Regno Unito e nei suoi paradisi fiscali offshore, è un segnale preoccupante che indica bisogna prendere ancora più sul serio il fatto che alcuni dei principali attori della Brexit, tra cui Jacob Rees-Mogg (uno dei rappresentanti dell'ala dura pro Brexit dei conservatori, ndr) , sono collegati ad attività offshore”. Per questo, conclude Joly, “l'Ue dovrebbe utilizzare i negoziati Brexit per chiedere al Regno Unito una riforma del suo sistema fiscale ereditata da un passato colonialista invece di dargli l'opportunità di aumentare la concorrenza fiscale sleale”.

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Secondo una vecchia inchiesta dei sindacati del 2015, Unhappy Meal, che ha poi portato all'indagine di Bruxelles, tra il 2009 e il 2013 l'Ue sarebbe stata privata di oltre un miliardo di euro di entrate fiscali grazie al fatto che un accordo fiscale tra il Lussemburgo e la multinazionale aveva permesso alla compagnia di trasferire i suoi profitti in Paesi con sistemi più favorevoli e pagare così una quantità di tasse prossima allo zero.

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