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Venerdì, 3 Febbraio 2023
L'inchiesta

Mazzette dal Qatar al Parlamento europeo: cosa sappiamo finora

Dopo il fermo dell'ex eurodeputato del Pd Antonio Panzeri e del sindacalista Luca Visentini, le autorità belghe hanno arrestato la vicepresidente dell'Eurocamera Eva Kaili e perquisito i domicili di diversi assistenti parlamentari

Si allarga l'inchiesta sulla presunta corruzione legata al Qatar che vede coinvolti diversi parlamentari europei, i loro assistenti e persino alcuni loro famigliari. La vasta operazione lanciata ieri mattina dalle autorità di belghe, che indagano sul caso da metà luglio, ha portato a diciassette perquisizioni a Bruxelles e a quattro provvedimenti di fermo nei confronti di quattro italiani che nelle prossime ore - se convalidati - potrebbero diventare degli arresti a pieno titolo. L'ultima mossa della polizia belga è stata l'arresto di Eva Kaili, eurodeputata greca e vicepresidente del Parlamento europeo, che nelle ore successive è stata scaricata dal suo partito e dal gruppo dei Socialisti e democratici, la forza politica più colpita dall'inchiesta. 

L'operazione della polizia belga

Come riportato in esclusiva dai giornali belgi Le Soir e Knack, i primi provvedimenti di fermo sono scattati nei confronti di Antonio Panzeri, europarlamentare dal 2004 al 2019 eletto tre volte col Pd poi passato ad Articolo Uno, e del suo ex assistente, un italiano che ancora oggi lavora per un europarlamentare. Nel domicilio del politico lombardo gli inquirenti avrebbero sequestrato 500mila euro in contanti. Le indagini hanno portato alla perquisizione e al fermo anche di Luca Visentini, segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati ed ex numero uno dei sindacati europei. Una quarta persona italiana, a quanto pare il direttore di una ong, è stata fermata ieri dalla polizia belga. Ore dopo, la moglie di Panzeri, Maria Colleoni, e la figlia Silvia sono state arrestate in provincia di Bergamo sulla base di un mandato d'arresto europeo.

Il caso Kaili

In serata, Le Soir e Knack hanno dato conto anche dell'arresto della parlamentare europea in carica Eva Kaili. La notizia ha provocato sgomento a Bruxelles non solo perché Kaili è vicepresidente dell'Aula, ma anche dal momento che il provvedimento delle autorità belghe è avvenuto senza un passaggio alla commissione giuridica del Parlamento europeo, competente a esprimersi sulle richieste di revoca dell'immunità parlamentare. L'unico caso in cui l'immunità non può essere invocata è quello di un arresto in flagranza di reato, si legge sul sito dell'istituzione Ue.

Espulsa dal partito

Ex giornalista di un canale televisivo greco, Kaili è europarlamentare dal 2014. Eletta nelle liste del partito socialista ellenico Pasok e iscritta al gruppo dei Socialisti e democratici, la politica greca è stata scaricata da entrambe le forze politiche poche ore dopo che il suo volto è finito sulle homepage dei giornali belgi. "A seguito degli ultimi sviluppi e delle indagini delle autorità belghe sulla corruzione di funzionari europei, l'eurodeputata Eva Kaili viene espulsa dal Pasok per decisione del presidente Nikos Androulakis", si legge in un tweet dei socialisti greci. "Il gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo ha preso la decisione di sospendere con effetto immediato l'adesione dell'eurodeputata Eva Kaili al gruppo S&d, in risposta alle indagini in corso", recita una nota del gruppo parlamentare. 

Assistenti parlamentari coinvolti

In giornata, inoltre, è stato posto sotto sigillo giudiziario l'ufficio di un'assistente parlamentare dell'eurodeputata belga Maria Arena, anche lei del gruppo dei Socialisti e democratici e considerata vicina a Panzeri. La stessa Arena ha poi spiegato alla stampa belga che l'inchiesta non avrebbe "niente a che fare con il fatto che lei sia la mia assistente", ha detto riferendosi alla sua collaboratrice, la cui abitazione è stata perquisita ieri mattina. La polizia avrebbe messo i sigilli all'ufficio dell'assistente parlamentare "perché lei lavorava per la ong Fight impunity", ha aggiunto Arena. Si tratta dell'organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 2019 e presieduta da Panzeri. Nel consiglio onorario di Fight impunity sono presenti il Premio Nobel per la pace del 2018 Denis Mukwege, l'ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve e gli ex commissari europei Emma Bonino, Dimitris Avramopoulos e Federica Mogherini. Nessuno di loro risulta coinvolto nell'inchiesta delle autorità belghe. Lo scopo dell'ong è quello di "promuovere la lotta contro l'impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l'umanità". Anche l'ufficio degli assistenti dell'eurodeputato socialista belga Marc Tarabella è stato sigillato dalle forze dell'ordine, ma l'eurodeputato ha preferito non commentare la vicenda. 

L'inchiesta

"Da diversi mesi - ha fatto sapere la Procura di Bruxelles - gli investigatori della polizia giudiziaria sospettano che uno Stato del Golfo abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo". La corruzione sarebbe avvenuta "versando ingenti somme di denaro e offrendo regali importanti a terzi con una posizione politica o strategica importante all'interno del Parlamento europeo", hanno aggiunto gli inquirenti.

Secondo la stampa belga lo Stato in questione è il Qatar. L'ipotesi più accreditata dai giornali locali è che dal Paese che ospita i Mondiali di calcio siano arrivate pressioni per 'ripulirne' la cattiva fama legata al mancato rispetto dei diritti umani e dei lavoratori migranti, molti dei quali hanno perso la vita nei cantieri dopo la designazione dello Stato del Golfo per ospitare il campionato del mondo. 

I "passi avanti" del Qatar

Diverse delle persone coinvolte nell'indagine sembrano avere un legame particolare con il Paese arabo. Panzeri si è recato personalmente a Doha diverse volte durante il suo ultimo mandato da europarlamentare, come testimoniato dai tanti tweet condivisi dallo stesso ex esponente del Pd. "Oggi ho incontrato il primo ministro del #Qatar Abdullah Bin Nasser Bin Khalifa Al Thani. Nell’incontro ho incoraggiato il primo ministro e il suo Paese a continuare il processo di riforme e a garantire rispetto dei #dirittiumani", twittava Panzeri l'8 aprile 2018. "Il #Qatar ha adottato una legislazione che consente ai #lavoratori #migranti di lasciare il Qatar senza un permesso d’uscita. Passi importante per migliorare la loro #libertà e i #dirittiumani ne paese", si legge in un altro post sul social datato 6 settembre 2018. Più di recente, il 10 febbraio 2022, Panzeri ha sostenuto i passi avanti del Paese del Golfo in materia di diritti umani in un intervento pubblicato sia sul sito dell'ong Fight impunity che sul giornale online huffingtonpost.it. Nell'articolo intitolato "Il Qatar nel nuovo quadro geopolitico del golfo", l'ex europarlamentare si è riferito ai Paesi che si affacciano sul Golfo Persico come un unico corpo umano: "Semplificando potremmo individuare negli Emirati la testa, nell’Arabia Saudita il busto e nel Qatar le gambe. Dalla prospettiva dei diritti umani, analizzando le dinamiche socio-politiche e le scelte dei rispettivi governi negli anni più recenti, si può osservare come siano state le gambe a imprimere un movimento e una direzione evolutiva, mentre sia il busto che la testa sono rimasti immobili e semmai voltati all’indietro".

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Eva Kaili di recente ha difeso pubblicamente il Qatar nel dibattito parlamentare sul tema della tutela dei diritti umani. "Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova, in realtà, di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un Paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo", ha dichiarato la vicepresidente del Parlamento europeo lo scorso 21 novembre. "Io sola ho detto che il Qatar è all'avanguardia nei diritti dei lavoratori, abolendo la kafala", un istituto di diritto islamico che rende il lavoratore strettamente legato al datore di lavoro, "e introducendo il salario minimo". "Tuttavia, alcuni qui stanno chiedendo per discriminare" i qatarini, ha aggiunto Kaili rivolta ai colleghi. "Li maltrattano e accusano di corruzione chiunque parli con loro", ha detto la parlamentare.

Pochi giorni più tardi, il 24 novembre, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione non legislativa nella quale si deplora la morte di migliaia di lavoratori migranti e gli infortuni subiti dai lavoratori durante i preparativi per la Coppa del mondo 2022 in Qatar. Secondo quanto stabilito dagli eurodeputati, la corruzione all'interno della Fifa è "dilagante, sistemica e profondamente radicata". Resta ora da capire se lo stesso fenomeno sia riuscito a entrare, e in che misura, nelle aule delle istituzioni europee. 

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